Pensioni donne, risposta Italia a Ue entro 13 gennaio - fonte

giovedì 18 dicembre 2008 13:57
 

ROMA, 18 dicembre (Reuters) - Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, ha sollevato al Consiglio dei ministri di oggi la delicata questione della perequazione dell'età di pensionamento di vecchiaia fra uomini e donne, a seguito della condanna arrivata dalla Corte di Giustizia europea.

Lo ha spiegato una fonte presente alla riunione precisando che il governo risponderà all'Europa entro il 13 gennaio, secondo i termini di legge, cioè due mesi dopo la sentenza, e che ci sarà una riunione dei ministri competenti fra Natale e Capodanno per decidere una linea comune superando la differenza di vedute sulla questione.

"Al cdm è stata fatta una nota sulla questione previdenziale a seguito della sentenza Ue. Il governo prende atto della cndanna e ha intenzione di rispondere entro il 13 gennaio", ha detto la fonte precisando che "fra Natale e Capodanno ci sarà una riunione fra i ministri competenti sulla materia".

Se il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non si sono oggi espressi sulla questione, il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacono, ha criticato la linea di Brunetta ritenendo che l'innalzamento dell'età di pensionamento per le donne non sia materia da affrontare al momento, considerando le attuali condizioni del lavoro femminile.

Il 13 novembre scorso, la Corte europea di Giustizia ha condannato l'Italia ritenendo discriminante verso le donne impiegate nel pubblico l'obbligo di andare in pensione di vecchiaia a 60 anni, cinque anni prima degli uomini che ci vanno a 65.

Brunetta, alla luce dell'obbligo di dare una risposta all'Europa, ha detto di voler 'liberare' le donne dalle discriminazioni facendole andare in pensione di vecchiaia come gli uomini, a 65 anni, a partire dalla Pa.

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha detto nei giorni scorsi che "non è questo il momento di riforme strutturali incisive", compresa quella previdenziale; il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, è contrario a una equiparazione dell'età di vecchiaia tra i due generi nell'attuale situazione del mercato del lavoro italiano, di fatto svantaggiosa per le donne.

Chi vede bene un aumento dell'età è la Confindustria che ha proposto di ripristinare lo scalone della riforma Maroni (60 anni secchi come età minima per lasciare il lavoro), con un risparmio di 10 miliardi annui a regime da destinare agli ammortizzatori.

Sacconi ha anche spiegato che la sentenza, limitata al settore pubblico (Inpdap), riguarda solo il 20% delle occupate dunque con una eventuale parificazione lo Stato italiano risparmierebbe solo 250 milioni di euro a regime. Bruscolini, secondo queste stime.   Continua...