Banche centrali Giappone, Australia iniettano nuovi fondi

giovedì 18 settembre 2008 08:49
 

TOKYO/SYDNEY (Reuters) - Le banche centrali di Giappone e Australia hanno iniettato nella notte altri 17 miliardi di dollari nel mercato monetario per impedire alle banche di rastrellare la liquidità, in un momento di crisi di fiducia scatenato dagli scossoni di Wall Street di questa settimana.

I mercati azionari internazionali sono scesi dopo che nemmeno la decisione del governo Usa di aiutare con prestiti per 85 miliardi di dollari il gigante assicurativo American International Group è riuscita a rassicurare gli investitori, che ora si domandano quale possa essere la prossima vittima di questa crisi che dura da 13 mesi.

Nella notte, notizie di takeover che coinvolgono la seconda maggiore banca di investimenti Usa Morgan Stanley, la società di prestiti Usa Washington Mutual e la più importate società di mutui inglese HBOS, riflettono il cambiamento sismico del panorama finanziario.

"Le banche sono ancora riluttanti a prestare denaro alle altre, tutti sembrano volersi accaparrare cash" dice Markus Ammann, dealer di Bayerische Hypo und Vereinsbank a Hong Kong.

Le quotazioni dei depositi overnight in dollari sono trattati in lieve calo al 6-8,5%, ma sempre ben sopra il target della Fed del 2%.

Dall'inizio della settimana, con l'annuncio del collasso di Lehman Brothers e dell'acquisto di Merrill Lynch da parte di Bank of America, le banche centrali nel mondo sono massicciamente intervenute per iniettare liquidità.

La Bank of Japan, ha iniettato 1.500 miliardi di yen (14,35 miliardi di dollari) oggi, che si aggiungono ai 5.500 miliardi iniettati negli ultimi due giorni, dopo che nella notte i tassi overnight sono saliti sopra il target della Boj dello 0,50%.

In Australia, la banca centrale ha iniettato un totale di 3,015 miliardi di dollari autraliani (2,40 miliardi di dollari Usa) sul mercato monetario, portando il suo intervento di iniezione questa settimana a 11,2 miliardi di dollari australiani in risposta a segnali di tensioni.

 
<p>Trader al lavoro. REUTERS/Darren Whiteside</p>