Crisi, venerdì governo esamina decreto legge su sostegno imprese

lunedì 22 giugno 2009 11:43
 

ROMA, 22 giugno (Reuters) - Andrà all'esame del Consiglio dei ministri di venerdì prossimo 26 giugno il decreto legge con il nuovo pacchetto fiscale di sostegno alle imprese, compreso il premio per chi non licenzia.

Lo riferisce una fonte governativa precisando che non è ancora stato deciso se inserire o meno lo scudo fiscale sulla riemersione dei capitali portati illecitamente all'estero.

"Il decreto sarà esaminato questo venerdì", ha detto la fonte.

La manovra d'estate punta soprattutto a fornire nuovi stimoli alle piccole e medie imprese colpite dalla crisi economica e conterrà, come annunciato dal ministro dello Sviluppo Claudio Scajola, un aumento della soglia di compensazione fra crediti e debiti verso la pubblica amministrazione.

La fonte spiega che nel decreto finirà anche il "premio di occupazione" alle aziende che decidono di non licenzare.

Secondo lo schema illustrato dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, l'intervento non dovrebbe essere oneroso per le casse dello Stato. L'idea è quella di erogare direttamente alle imprese l'assegno della Cig che il lavoratore otterrebbe in caso di messa in mobilità. Un'altra ipotesi prevede di trasformare i sussidi in capitale a disposizione di chi voglia aprire una partita Iva e avviare un'impresa.

Mancano invece conferme sul fatto che il decreto possa contenere anche il nuovo scudo fiscale e la detassazione degli utili reinvestiti.

"Dello scudo se ne discuterà anche alla riunione ministeriale dell'Ocse di giovedì a Parigi", dice la fonte. All'incontro parteciperà il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.

Lo scudo fiscale fa gola alle banche che vedono nella regolarizzazione dei capitali illecitamente esportati all'estero un canale alternativo per rifornirsi di liquidità.

Secondo elaborazioni delle banche d'affari, con la riedizione dello scudo fiscale potrebbero riemergere fino a 50 miliardi di euro. Il gettito straordinario per lo Stato, tenendo conto di un'aliquota compresa in una forchetta del 5-7%, dovrebbe ammontare a 2,5-3,5 miliardi circa.

La detassazione degli utili reinvestiti è, invece, una proposta cara a Confindustria su cui Tremonti non si è ancora pronunciato.