16 settembre 2008 / 14:39 / 9 anni fa

Spread euribor/eonia allarga a record, il sei mesi oltre 100 pb

MILANO, 16 settembre (Reuters) - Mano a mano che le tensioni crescono nel settore del credito sulla scia di strutture finanziarie che franano, è il denaro a contante a far da padrone e le istituzioni finanziarie che se lo tengono stretto o lo elargiscono a carissimo prezzo.

Lo spread tra il tasso euribor (cui le banche si prestano i fondi tra loro) e quello dell‘Eonia swap (espressione delle aspettative di mercato sui tassi ufficiali), visto come la cartina al tornasole delle tensioni sul mercato del credito, si è nuovamente allargato questa settimana, andando anche oltre 100 punti base e superando così i massimi che si erano visti in occasione dell‘ultimo scavalco d‘anno.

Il tasso euribor a tre mesi EURIBOR3MD= è stato fissato stamane a 4,969% dal 4,964% del fixing di ieri. L‘euribor a sei mesi, la prima scadenza in ordine di tempo a scavalcare l‘anno, è salito a un nuovo massimo storico di 5,192% da 5,187% ieri.

Lo scavalco d‘anno è sempre visto come un momento di tensione anche in tempi normali, poichè con le banche impegnate a chiudere i bilanci la liquidità circola con maggiore difficoltà.

Già da qualche giorno la scadenza a sei mesi aveva segnato tensioni, ma queste si sono accentuate negli ultimi due giorni dopo la notizia del collasso di Lehman LEH.N.

L‘Eonia swap a tre mesi è stato fissato oggi a 4,232% da 4,257% ieri, mentre quello a sei mesi è stato fissato a 4,179% in calo, dato che il mercato sta scommettendo in un allentamento monetario da parte della Bce.

Lo spread tra i due strumenti - lo spread-fiducia nel gergo degli addetti ai lavori - sulla scadenza a tre mesi oggi risulta di 73,7 pb da 70,7 pb ieri, dopo che nel corso di tutta l‘estate era rimasto costante tra 63 e 64 pb.

Ma il movimento è molto più accentuato per i due contratti a sei mesi e stamane si è allargato a 101,3 pb, un livello mai visto “nemmeno in occasione della crisi dello scorso anno” dice un tesoriere.

Facile previsione è che, non appena anche il contratto a tre mesi “scavalcherà l‘anno” a fine settembre, le quotazioni che oggi si vedono sul sei mesi si sposteranno sui tre mesi.

Lo spread rappresenta in sostanza il costo aggiuntivo che le banche applicano ai prestiti interbancari e rappresenta una assicurazione nel caso in cui i fondi prestati a una certa scadenza a una banca non vengano restituiti. Tanto più è ampio lo spread-fiducia, tanto più è grande il timore di non vedersi restituire i fondi.

I tassi euribor, che vengono fissati ogni mattina alle ore 11, sono l‘espressione delle quotazioni, indicate da un poll di 43 banche, sui depositi che le banche si prestano tra loro su determinate scadenze. L‘Eonia swap è invece un derivato sui tassi di interesse con il quale si scommette sul livello dei tassi ufficiali.

ALLARGAMENTO SPREAD INDIPENDENTE DA LIVELLO DI LIQUIDITÀ.

Dopo l‘annuncio del collasso Lehman lo scorso weekend, la Bce ha finanziato a piene mani il sistema bancario della zona euro, con due fine tuning a un giorno e un p/t settimanale ben oltre la necessità, cui ha partecipato un grande numero di banche per un ammontare enorme.

Ma un tesoriere spiega: “Non è un problema di livello di fondi, anche se, certamente, se non ci fossero sarebbe peggio. Il problema è la paura di restare con il cerino acceso”.

I tesorieri dicono che a spingere al rialzo i tassi della zona euro è anche il fatto che “non si riescono a trovare sul mercato europeo depositi in dollari”, se non a tassi anche fino al 10%, il che significa che “le banche vanno alla ricerca di fondi in euro in attesa di poterli poi swappare in dollari”.

Lo spread Euribor-Eonia nei periodi pre-crisi è sempre rimasto abbastanza stabile tra i 5 e 7 punti base, con qualche volatilità in occasione del crescere di aspettative di un cambiamento dei tassi da parte della Bce.

Tenendo come riferimento la scadenza a tre mesi, a fine marzo 2007 il differenziale tra tasso Euribor e tasso swap era a 11 punti base e a fine giugno 2007 era 15-16 pb, indicano i tesorieri.

Con lo scoppio della crisi nell‘agosto scorso lo spread è balzato a 63 punti base e, con qualche storno, si è portato a 90 punti base a cavallo di fine anno, quando il mercato temeva una crisi di liquidità. Lo spread si è poi stretto a 25-30 punti a cavallo di fine marzo, per poi ripartire e restare nel corso dell‘estate abbastanza stabile tra 63 e 65 bp.

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