Ue potrebbe chiedere vendita asset a banche salvate - documento

giovedì 16 luglio 2009 15:51
 

BRUXELLES/LONDRA, 16 luglio (Reuters) - Le banche colpite dalla crisi che sperano nell'approvazione dell'autorità europea per l'aiuto di stato potrebbero dover vendere attività e frenare le loro mire espansionistiche, stando a una bozza del documento Ue sulle regole di ristrutturazione delle banche.

Il commissario Ue alla concorrenza Neelie Kroes, dovrebbe presentare le linee guida il 23 luglio. Le regole proposte dovrebbero essere in vigore fino alla fine del 2010.

"Le banche che beneficiano dell'aiuto di stato potrebbero dover rinunciare a sussidiarie o filiali, a portafogli di clienti o divisioni" si legge sul documento ottenuto da Reuters.

Gli istituti avranno fino a cinque anni per ristrutturarsi.

"La ristrutturazione implica un ritiro dalle attività che resteranno in perdita nel breve termine" dice il documento.

Il mese scorso Kroes ha detto che le britanniche Royal Bank of Scotland (RBS.L: Quotazione) e Lloyds (LLOY.L: Quotazione), che hanno ricevuto aiuti di stato, potrebbero dover rinunciare a una larga fetta delle loro attività per attenersi alle regole antitrust Ue.

La Commissione ha approvato i piani di ristrutturazione della tedesca Commerzbank (CBKG.DE: Quotazione) e di WestLB che comprendono il dimezzamento dei loro bilanci.

La Commissione ha finora sostenuto il salvataggio di 70 banche nell'area e un certo numero di istituti dovrà a breve sottoporre ad approvazione i propri piani di ristrutturazione.

Il documento dice che l'esecutivo Ue può limitare l'espansione delle banche in alcuni settori o aree geografiche, con la richiesta di una regolare approvazione per le acquisizioni.

"In circostanze eccezionali [...] le acquisizioni possono essere autorizzate dalla Commissione se sono parte di un processo di consolidamento necessario a ripristinare la stabilità finanziaria o assicurare l'effettiva concorrenza" dice il documento.

Le regole proposte disapprovano il pagamento di dividendi e cedole su debito esistente subordinato e i buyback di azioni da parte di istituti in ristrutturazione, dicendo che questi sono per principio incompatibili con l'obiettivo della condivisione dei costi.