Crisi, debito pubblico troppo alto riduce crescita - Fmi

mercoledì 14 ottobre 2009 18:01
 

ROMA, 14 ottobre (Reuters) - Un debito pubblico troppo elevato può portare a un rallentamento della crescita dell'economia di un Paese, come è accaduto per l'Italia e il Giappone negli ultimi dieci anni.

Lo afferma Carlo Cottarelli, direttore del dipartimento per le politiche di bilancio del Fondo Monetario Internazionale, in un'intervista concessa alla rivista "Imf Survey online" sulle conseguenze finanziarie e monetarie della crisi.

"Lasciare che il debito pubblico si stabilizzi intorno al 100% del Pil non è una buona idea dal momento che potrebbe ridurre una crescita futura. I due Paesi con i più alti livelli di debito pubblico - Giappone e Italia - hanno entrambi vissuto nell'ultimo decennio una crescita lenta. Per di più, un elevato debito impedirà alle politiche finanziarie di avere un ruolo anticiclico in futuro", ha detto Cottarelli.

Quanto alla possibilità di una crescita che permetta di ridimensionare il proprio debito pubblico Cottarelli è più cauto: "I governi non si devono affidare a proiezioni di crescita ottimistiche. Una crescita elevata avrebbe bisogno di essere innescata da riforme che migliorino la produttività e creino più posti di lavoro [...]. Ma è un chiodo troppo fragile al quale attaccarsi interamente per una strategia credibile di riduzione del debito".

I Paesi, conclude l'economista, dovrebbero cercare "di ridurre significativamente il loro debito pubblico intorno al 60% del Pil nell'arco dei prossimi 20 anni" e "migliorare il loro avanzo primario destagionalizzato di almeno 8 punti percentuali, passando da un deficit del 3,5% a un surplus del 4,5%".

Secondo le ultime stime dell'Fmi diffuse a inizio ottobre il debito pubblico italiano nel 2009 toccherà quota 115,8% del Pil e nel 2010 arriverà al 120,1%, mentre il deficit in rapporto al Pil è visto in entrambi gli anni al 5,6%.