10 novembre 2011 / 09:45 / 6 anni fa

PUNTO 4-Berlusconi valuta governo tecnico, Monti a Roma

* Pdl pende per voto ma parlerà con Napolitano - Alfano

* Berlusconi convinto sia meglio non andare a voto - fonte

* Quirinale chiede a Monti restare a Roma sabato e domenica

(cambia titolo dopo dichiarazioni Alfano)

di Giselda Vagnoni e Alberto Sisto

ROMA, 10 novembre (Reuters) - Il Pdl non ha ancora deciso se appoggiare un governo a guida Mario Monti dopo le imminenti dimissioni di Silvio Berlusconi, ma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano stringe i tempi e chiede al neo senatore a vita di essere a Roma nel weekend in vista di un possibile incarico.

Per cercare una linea comune all'interno di un partito che mostra segni di scollamento, Berlusconi, ha riunito il partito a Palazzo Grazioli ma tre ore di dibattito non hanno portato a una conclusione.

"Noi siamo fermi alle decisioni del nostro ufficio di presidenza della settimana scorsa, che aveva chiesto di andare ad elezioni", ha detto il segretario del Pdl Angelino Alfano.

"Non vogliamo però intralciare le consultazioni del Presidente della Repubblica e quindi abbiamo riconvocato l'ufficio di presidenza per la decisione finale".

La probabilità che Monti riceva l'incarico per la formazione del nuovo governo dal capo dello Stato già nella giornata di domenica e giuri con il suo esecutivo entro lunedì viene considerata dalla maggior parte del mondo politico molto elevata.

Questo anche dopo l'esito del vertice del Pdl dove hanno pesato più le divisioni sul toto ministri che l'avversione all'opzione del governo tecnico..[ID:nL5E7MA1TG]

In serata si è saputo che l'ex commissario alla Concorrenza dell'Unione europea e neo senatore a vita è già a Roma per incontrare Napolitano e il presidente della Camera Gianfranco Fini.

Su richiesta del Quirinale il presidente della Bocconi ha cancellato un precedente impegno internazionale a L'Aia per poter rimanere nella capitale durante il fine settimana.

In una prima apertura ufficiale del partito di Berlusconi a opzioni diverse dal voto, il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto ha detto stamattina a Reuters che "il partito deve ancora decidere se appoggiare l'ipotesi di elezioni o un governo Monti".

Berlusconi si dovrebbe dimettere già sabato, come annunciato, subito dopo il via definitivo della Camera alla legge di Stabilità.

Stamattina palazzo Chigi ha diffuso il comunicato di congratulazioni inviato da Berlusconi a Monti.

"Formulo le congratulazioni mie e del governo italiano per la sua nomina da parte del Presidente della Repubblica a senatore a vita, a testimonianza degli altissimi meriti acquisiti nel campo scientifico e sociale ed auguro un proficuo lavoro nell'interesse del Paese".

LEGA DISERTA VERTICE, PDL DIVISO

Sull'apertura di Berlusconi all'opzione Monti potrebbe aver influito il desiderio di tenere unito il Pdl che da ieri registra un numero crescente di esponenti contrari al voto. Fra questi il ministro degli Esteri Franco Frattini e la componente dei cosiddetti scajoliani.

Ieri Ennio Doris, comproprietario con Berlusconi di Mediolanum MED.MI, ha affermato che un governo tecnico di transizione sarebbe la soluzione ideale per il Paese.

Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi si è detto invece contrario a un governo sostenuto e partecipato dalla sinistra e con Monti premier. E altrettanto ha fatto il ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi che ha promesso di dimettersi da deputato pur di non votare il governo Monti.

Anche l'ala ex An del partito, da Ignazio La Russa ad Altero Matteoli, preferirebbe percorrere la strada delle elezioni anticipate.

Aderire ad un governo tecnico espone Berlusconi anche al rischio di rompere l'alleanza con la Lega Nord che spinge finora compatta contro le elezioni.

"La Lega ritiene che l'unica strada per andare avanti dopo le dimissioni di Berlusconi sia quella delle elezioni anticipate, e starà all'opposizione nel caso in cui si formi un governo di larghe intese guidato da Monti", ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni.

Maroni ha aggiunto che "il Paese può reggere 45 giorni di campagna elettorale per chiedere ai cittadini la loro opinione su un programma di risanamento".

Hanno collaborato Roberto Landucci, Paolo Biondi

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