September 16, 2011 / 3:43 PM / 6 years ago

Fisco, Parlamento preme su Tremonti per concordato con Svizzera

4 IN. DI LETTURA

* Dini chiede a Tremonti di firmare un accordo entro marzo

* Svizzera vuole essere tolta dalla black list italiana

* Il nodo del gettito riscosso dai frontalieri

di Giuseppe Fonte

ROMA, 16 settembre (Reuters) - L'Italia deve seguire l'esempio di Germania e Gran Bretagna siglando con la Svizzera una convenzione fiscale del valore di miliardi di euro ogni anno.

Il presidente della commissione Esteri del Senato, Lamberto Dini, parla a nome di chi nel Parlamento italiano vuole chiudere la crisi diplomatica con Berna e sprona il governo a riaprire i negoziati in campo fiscale, interrotti da quasi due anni.

"Il governo non può più rimanere in attesa", ha detto Dini al termine dell'incontro tra le delegazioni del Parlamento italiano e svizzero e delle rispettive ambasciate che si è svolto oggi a Palazzo Madama.

Il nodo riguarda il mancato gettito riscosso sui capitali che i contribuenti italiani detengono anonimanente in Svizzera. L'Italia è disponibile a firmare intese fiscali ma a condizione che Berna fornisca i nomi dei depositanti. La Svizzera ovviamente si rifiuta, perché la caduta del segreto bancario renderebbe la sua piazza finanziaria meno attraente.

Alla riunione hanno partecipato anche rappresentanti del mondo finanziario italiano e svizzero e il capo del servizio rapporti fiscali della Banca d'Italia, Vieri Ceriani, ma nessun esponente del Tesoro italiano. "Il Tesoro è assente perché la controparte per i trattati internazionali è il ministero degli Esteri. Oggi il nostro canale è la Farnesina", ha commentato Dini in proposito.

Nessuna indicazione sui tempi di un eventuale accordo. Dini ha semplicemente ricordato che "una delle mozioni approvate dal Parlamento italiano prevede di chiudere il negoziato entro il 31 marzo 2012".

Lo Schema Rubik E La Questione Dei Frontalieri

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che per lungo tempo si è dichiarato contrario a intavolare trattative con Berna, lo scorso 2 settembre ha definito le convenzioni negoziate da Londra e Berlino "coerenti con le posizioni nazionali", pur invitando a procedere "con attenzione e prudenza".

Lo schema di accordo si chiama Rubik, come il famoso cubo. Nella sostanza attribuisce alla Svizzera il ruolo di sostituto di imposta a partire dal 2013. I contribuenti stranieri dovranno accettare un'imposta su redditi e utili da capitali che la Svizzera verserà a Germania e Gran Bretagna. La convenzione impone anche il versamento di un'imposta liberatoria una tantum per chiudere le vertenze fiscali pregresse. Come contropartita, le banche svizzere non dovranno rivelare l'identità dei loro clienti mantenendo intatto il segreto bancario.

Difficile dire quanto potrebbe fruttare all'Italia questo tipo di accordo, perché non è noto l'ammontare dei depositi detenuti dagli italiani in Svizzera.

"Gli accordi sono uguali per tutti i paesi, ma cambiano le aliquote che vengono adeguate alla normativa nazionale. Se fossero 100-200 miliardi, ammettendo che rendano il 5-6%, sarebbero miliardi", dice Dini.

Naturalmente la Svizzera vuole qualcosa in cambio. "Non vogliamo più essere nella black list italiana. E chiediamo anche che le nostre aziende siano trattate come quelle italiane in Svizzera", ha detto Dick Marty, presidente della commissione Economia e tributi del Parlamento elvetico. Sullo sfondo c'è anche la questione dei frontalieri, gli italiani che ogni mattina si recano nel Canton Ticino per lavorare. La Svizzera ha smesso di versare ai comuni italiani vicini alla frontiera l'imposta sul reddito riscossa dai frontalieri, pari a 23 milioni nel 2010. Un problema non da poco per la Lega, molto forte elettoralmente in quelle zone. Dini ha auspicato che la ripresa delle trattative possa indurre le autorità elvetiche a sbloccare i fondi.

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