Libia, circa 50 imprese italiane coinvolte in problema crediti

martedì 23 agosto 2011 17:11
 

RIMINI, 23 agosto (Reuters) - A parte le grandi aziende italiane impegnate in Libia, dall'Eni (ENI.MI: Quotazione) a Finmeccanica SIFI.MI, da Ansaldo Sts (STS.MI: Quotazione) a Impregilo IPGI.MI, da Saipem SPMI.MI> a Tecnimont MTCM.MI> e Astaldi (AST.MI: Quotazione), sono alcune decine le aziene medie e piccole impegnate nel Paese Nord africano e che ora attendono con apprensione l'evolversi della situazione.

Ieri il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ha detto, a margine del Meeting dell'amicizia di Rimini, che il governo sta pensando "ad un emendamento, non so se in manovra, per le centinaia di aziende che hanno subito danni".

Reuters ha svolto una indagine con alcune fonti industriali per verificare quante sono le aziende che hanno lamentato problemi e quale tipo di questioni vantano.

Secondo la Camera di commercio italo-libica le aziende italiane che hanno regolari rapporti con Tripoli sarebbero circa 600, ma di queste risulta a Reuters che solo una cinquantina ha recentemente lamentato alle autorità competenti rischi o problemi.

In testa alla lista ci sono: Architects, Bio Agri Trade, Brunengo, Edilbono, Gem Elettronica, Gemmo, Luilor, Metalprint, Nico, Tai Milano, Technarredi, Sicon Oil & Gas, Sarplast, Siad.

Il problema lamentato più assiduamente è quello del recupero dei crediti, con lamentele su circa 20 milioni di crediti non recuperati. A questa voce si aggiunhe una richiesta di riscossione per altri 42 milioni circa.

Le commesse complessive di queste 50 aziende piccole e medie sono, secondo i dati più recenti, pari a circa 120 milioni.

Oltre al problema dei crediti, le aziende lamentano anche problemi bancari (diversità di comportamento da parte di istituti italiani sull'accettazione di pagamenti da parte libica; oppure la richiesta da parte delle banche di restituzione di prestiti erogati per investimenti in Libia) e problemi previdenziali (l'impossibilità di accedere alla cassa integrazione per i lavoratori rientrati dalla Libia in questi mesi di guerra).

A questi problemi, ai quali il ministro Romani faceva dunque ieri riferimento, il governo sta ora cercando di trovare risposta.

(Paolo Biondi)