Crisi, per 87% italiani peggio non è passato -Ispo/Confesercenti

lunedì 11 luglio 2011 12:20
 

ROMA, 11 luglio (Reuters) - Con o senza la manovra la percezione della crisi da parte degli italiani secondo l'ultima rilevazione Confesercenti-Ispo cambia poco.

Se nell'ottobre 2009 - data di inizio del sondaggio periodico - per l'87% il peggio non era passato, attualmente quella percentuale resta immutata.

E' quanto dice un comunicato della Confesercenti.

Anche a causa degli eventi internazionali, il livello di preoccupazione per la situazione economica italiana resta molto elevato: passa dal 91% di ottobre 2009 al 97% di oggi. Percentuale che si ripete rispetto ai timori per il mercato del lavoro (97%). E cresce anche la consapevolezza che la crisi ha avuto ripercussioni dure soprattutto sulle Pmi (dall'81% del 2009 all'85% di oggi).

Sulle prospettive il 32% del campione intravede per l'anno prossimo una ripresa, mentre il 24% opta per un peggioramento. Gran parte del rimanente campione invece non si illude: in bene o in male non cambierà nulla. Fra i "fiduciosi" spiccano imprenditori, lavoratori autonomi e studenti. Per aree geografiche i più speranzosi in una ripresa sono gli abitanti del centro Italia, poi viene il Nord Ovest, il Nord est, chiude il Sud.

Il dato che più si differenzia da questo trend non certo incoraggiante riguarda però le famiglie e quanto ruota intorno a loro: cala di 5 punti percentuali rispetto al marzo scorso (dal 14 al 9%) la quota di nuclei familiari nei quali qualche componente ha perso il lavoro. Anche la cassa integrazione è in diminuzione con un calo di tre punti (dal 10% di marzo 2011 al 7% attuale). Di conseguenza diminuisce, rispetto a marzo 2011 di ben 7 punti, il numero di famiglie che dichiara di esser stata coinvolta dalla crisi dal punto di vista lavorativo. La diminuzione si avverte in tutte le aree geografiche: con maggiore intensità nel nord ovest, con minore evidenza al Sud. Resta però forte la apprensione per il proprio posto di lavoro che riguarda il 70% degli intervistati dal sondaggio. Quasi un italiano su tre, anzi, risulta essere "molto preoccupato". Lo sono più le donne degli uomini, più i lavoratori dipendenti con basse qualifiche che gli imprenditori, più coloro che hanno bassi titoli di studio rispetto a diplomati e laureati. E sul piano regionale ancora una volta i più allarmati si trovano nelle realtà meridionali, mentre sembra che la situazione migliori più nettamente nel Nord Ovest.