PUNTO 2 - Italia, senza pareggio bilancio c'è disastro -Tremonti

giovedì 7 luglio 2011 15:58
 

(Accorpa pezzi, aggiunge dichiarazioni Tremonti)

ROMA, 7 luglio (Reuters) - Senza pareggio di bilancio nel 2014 per l'Italia "c'è solo il disastro".

Giulio Tremonti difende la manovra da 40 miliardi e ribadisce che alla politica di rigore non c'è alternativa, anche perché l'economia globale sta uscendo dalla crisi ma restano "squilibri da non sottovalutare".

"Se non c'è pareggio di bilancio c'è solo il disastro. Il pareggio non è solo un obiettivo politico ma etico", ha detto il ministro dell'Economia nel corso del suo intervento all'assemblea della Coldiretti.

Pubblicato appena ieri in Gazzetta ufficiale, il decreto legge sulla manovra contiene una correzione cumulata al 2014 pari a 25,3 miliardi. I 14,7 miliardi che restano arriveranno dagli effetti della delega fiscale e assistenziale.

Appena salito sul palco, Tremonti è stato accolto da alcuni fischi, come era avvenuto poco prima al suo collega di governo, il titolare del Welfare Maurizio Sacconi. "Se volete smetto", ha replicato strappando un applauso alla platea.

Superato il primo momento di tensione, il ministro ha ribadito che la manovra deve ricevere il via libera dal Parlamento prima della pausa estiva perché "entrare in autunno con i saldi aperti non è positivo". Resta anche l'apertura di massima a prendere in considerazione modifiche al decreto, ma "solo a saldi invariati".

Tremonti ha evitato di entrare nel merito delle critiche che piovono da tutti i fronti sulla manovra e ha posto l'accento sull'esigenza di ridurre il debito pubblico: "Non possiamo fare più debito di quello che possiamo sostenere, non possiamo girare il debito sui nostri figli". "Mi dicono che con un programma del genere non avrai successo politico, ma io dico che il problema non è se uno ha successo politico, ma se c'è continuazione civile in questo Paese", ha commentato per poi subito aggiungere: "C'è un vecchio adagio che si attribuisce ad un'importante personalità e che dice: 'Sappiamo cosa fare ma non sappiamo come farci rieleggere'. La seconda parte dell'adagio non dipende da quanto sei furbo, ma da quanto sei serio".

"Sei più serio se dai l'idea che non fai il bene a te stesso ma fai il bene comune. È un'idea che vince. Se servi il Paese fai le cose che credi siano giuste e non fai il furbo, pensando di fregare qualcuno", ha concluso il ministro.

(Giuseppe Fonte)