July 7, 2011 / 12:22 PM / 6 years ago

PUNTO 1 - Autostrade, verso emendamento contro ammortamento 1%

5 IN. DI LETTURA

* Concessionarie autostradali chiedono ritiro norma

* Rischio stop investimenti privati, contenzioso Ue

* Aperture ministro, parlamentare su emendamento

(aggiunge dettagli, unisce storia collegata)

di Stefano Bernabei

ROMA, 7 luglio (Reuters) - Le concessionarie autostradali hanno chiesto che il governo ritiri la norma della manovra che allunga a 100 anni l'ammortamento di beni in concessione, come le autostrade, perché "ammazza il sistema" e rischia di bloccare gli investimenti. Hanno anche incassato oggi dal vice ministro delle Infrastrutture l'impegno perché la misura venga eliminata.

Nel corso dell'assemblea dell'Aiscat, l'associazione delle concessionarie, con un intervento dai toni insolitamente molto duri, Fabrizio Palenzona, ha parlato di intervento "surrettizio e inqualificabile" da parte di chi ha introdotto la norma che prevede, al fine di un gettito di 350 milioni di euro, di limitare all'1% annuo (quindi in 100 anni) l'ammortamento di beni in concessione che durano al massimo 30 anni.

"Questa norma sull'1% deve essere cancellata perché distrugge lo sviluppo dell'Italia", ha detto Palenzona.

Il presidente dell'Aiscat ha poi aggiunto: "Mi vuoi chiedere i 350 milioni che ci si aspetta dalla manovra? Ci sediamo e li troviamo, ma senza sfasciare un sistema, ci impegniamo a trovare i soldi ma senza annientare il futuro del Paese", ha detto.

Subito dopo il vice ministro leghista alle Infrastrutture Roberto Castelli ha cercato di rassicurare una platea infuocata dalle parole di Palenzona.

"Sono ottimista che la norma possa essere modificata in Parlamento. Mi aspetto emendamenti di maggioranza in nessuna contrapposizione con il governo", ha detto Castelli.

Il viceministro leghista ha poi aggiunto, rivolto ai concessionari autostradali: "Siamo al vostro fianco come siamo al fianco del ministro [dell'Economia Giulio] Tremonti per la tenuta dei conti pubblici", chiarendo in sostanza che qualunque modifica dovrà poi trovare compensazione per mantenere invariati i saldi della manovra che serve a riportare nel 2014 il bilancio pubblico in pareggio.

Il presidente della commissione Lavori pubblici (l'VIII) del Senato Luigi Grillo ha poi spiegato che "l'emendamento verrà preparato e inserito nel parere che la commissione darà alla manovra e poi verrà difeso in commissione Bilancio ed eventualmente confluirà, se ci sarà, in un maxi emedamento del governo".

Castelli ha poi aggiunto che "c'è la volontà unanime di correggerla e la correggeremo".

Palenzona ha espressamente citato le grandi opere che devono partire al Nord Italia che ora rischiano lo stop.

"Cosa direte, ministro Castelli, agli elettori lombardi che volevano fare la Pedemontana? Dove trovere i soldi? Vi garantisco che il mercato non ve li metterà. E' davvero curioso che in un momento in cui le risorse pubbliche per investimenti in infrastrutture sono quasi azzerate il governo intervenga fiscalmente, di fatto bloccando gli investimenti infrastrutturali per quasi 40 miliardi di euro nel solo settore autostradale", ha detto Palenzona.

Le opere in questione sono per esempio quelle correlate all'Expo 2015, alla BreBeMi, alla Pedemontana Lombarda, alla Tangenziale Esterna di Milano "che erano in condizione di partire ma che rischieranno di restare al palo".

Palenzona ha anche legato questa misura fiscale a un'altra sempre in manovra che interessa il settore e che riforma l'Anas, fino a ora l'ente che assegnava le concessioni e vigilava sul settore operando però anche in concorrenza come concessionaria pubblica in certi casi.

La riforma per l'Anas "sembra prefigurare la ripubblicizzazione del mercato delle concessioni con l'Anas che assorbe concessioni con cui coprire i propri costi non lasciando che pochi spazi residui ai nuovi - sempre più urgenti e necessari - nuovi investimenti", spiega l'Aiscat in una nota.

"Se si vuole ripubblicizzare il settore, il governo può farlo ma non ammazzando il sistema. Questo non vi sarà consentito finché restiamo in Europa: non si può fare, inizierà un contenzioso che determinerà uno stop agli investimenti", ha ammonito Palenzona.

La misura contestata dalle concessionarie era stata già oggetto di una nota critica firmata anche da Confindustria, l'Ance (associazione dei costruttori), l'Agi (associazione imprese generali) e dalla Federutility (che rappresenta le public utility), che avevano definito l'intervento come "una tassa sugli investimenti".

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