Corte Conti, superare tagli lineare per spingere crescita Pil

martedì 28 giugno 2011 11:52
 

ROMA, 28 giugno (Reuters) - La Corte dei Conti ha bocciato la politica di tagli lineari della spesa e, come già aveva sottolineato il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi nelle Considerazioni finali, suggerisce interventi selettivi per poter rilanciare la crescita economica.

Il Procuratore Generale della Corte dei Conti Maria Teresa Arganelli, intervenendo alla relazione sul rendiconto generale dello Stato per il 2010, ha detto "il contenuto del disavanzo di bilancio entro prestabiliti rapporti percentuali con il Pil è ormai da troppi anni affidato a tagli lineari delle voci di bilancio delle amministrazioni pubbliche... Si appalesa così evidente l'esigenza di superare le politiche di mero contenimento della spesa pubblica affidata a tagli lineari di livelli ancorati per di più alla spesa storica, per procedere a tagli selettivi di tipologie di spese ritenute meno utili oltrechè per riequilibrare differenti situazioni tra enti formatesi nel tempo".

Per il procuratore generale "solo così sarà possibile reperire risorse da destinare alla crescita economica e, quindi, alla crescita del Pil che è l'unico modo per ridurre in modo significativo e permanete il disavanzo pubblico".

Poco prima il Presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino introducendo, questa mattina, la decisione nel giudizio sul Rendiconto generale dello Stato per l'esercizio finanziario 2010 aveva sottolineato "l'esigenza che, sia a livello centrale che locale, l'obiettivo di riduzione della spesa pubblica non determini una dequalificazione della spesa stessa, considerato che l'obiettivo della crescita deve essere parimenti perseguito".

Anche il presidente Luigi Mazzillo ha rilevato come "i positivi risultati in termini di riequilibrio dei conti sono stati, tuttavia, conseguiti al prezzo di un'evoluzione non bilanciata nella composizione della spesa, sia per lo Stato che per le amministrazioni locali. Nella spesa statale, i tagli hanno operato senza salvaguardare gli investimenti pubblici e la spesa in conto capitale, determinando un andamento contraddittorio con gli impegni programmatici per il rilascio e l'accelerazione delle opere pubbliche e delle infrastrutture. Una contraddizione che, peraltro, dura da un decennio".