14 giugno 2011 / 11:51 / 6 anni fa

PUNTO 1 - Fisco, riforma a 3 aliquote, non in deficit - Tremonti

* Copertura riforma anche da sistema assistenziale

* Troppi costi della politica, vanno tagliati

* Manovra subito per “dare un segnale”, vale su 2013 e 2014

(Aggiunge dichiarazioni Tremonti)

di Giuseppe Fonte

ROMA, 14 giugno (Reuters) - La riforma fiscale alla quale sta lavorando il governo non può essere fatta in deficit perché l‘Italia ha preso un impegno per ridurlo e intende mantenerlo.

Il nuovo sistema può essere semplificato con cinque imposte e articolato su tre aliquote Irpef.

Lo ha ribadito il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti intervenendo all‘assemblea di Confartigianato.

“La base per una riforma fiscale c’è. Per avere un‘idea di come sarà la riforma fiscale di questo governo basta andare a guardare quella depositata in Parlamento nel 2001, fatta di un codice di principi e di una possibile riduzione del nostro sistema a 5 imposte”, ha detto Tremonti.

“Credo sia giusto un sistema a tre aliquote”, ha aggiunto riferendosi all‘Irpef, l‘imposta sui redditi oggi strutturata su cinque aliquote: dal 23% per i redditi fino a 15.000 euro al 43% per chi dichiara più di 75.000 euro.

ASSISTENZA “ENORME BACINO” PER FINANZIARE LA RIFORMA

Oltre a ridurre le aliquote Irpef, la delega dovrebbe contenere i principi per avviare una progressiva riduzione del prelievo fiscale sui redditi, bilanciato da un aumento dell‘imposizione sui consumi, soggetti a Iva. Un‘operazione difficile da definire, dal momento che il grosso dell‘Iva grava sui beni di prima necessità.

Per evitare che la riforma incida sui conti pubblici, Tremonti vuole cancellare e accorpare buona parte delle numerose agevolazioni di cui oggi beneficiano lavoratori e imprese. Uno dei tavoli tecnici insediati a via XX settembre ha finora censito 476 agevolazioni che privano l‘erario di 161,588 miliardi di euro complessivi.

Ma il ministro dice nel suo intervento che la ricognizione andrà molto più in là quando spiega che “la delega in materia fiscale deve essere estesa al campo assistenziale”, perché l‘Italia nel corso dei decenni ha “costruito due torri di babele: quella fiscale e quella assistenziale”.

“Quello è un enorme bacino da cui attingere risorse”, perché secondo Tremonti oggi ci sono troppe agevolazioni godute da “chi non ne ha titolo. Gli assegni vanno tolti a quelli che hanno il suv”.

Anche i politici faranno la loro parte: “Ci sono molti costi della politica che devono essere tagliati”.

MANOVRA SU 2013 E 2014 SUBITO “PER DARE UN SEGNALE”

La condizione senza la quale non si può procedere al varo della legge delega è la contemporanea riduzione del deficit, secondo la politica di rigore nei conti pubblici concordata con l‘Unione europea.

“Non vedo alternative rispetto all‘impegno di ridurre il deficit. La riforma fiscale non si può fare in deficit”, dice Tremonti.

“L‘Italia non può prendere un impegno [per correggere il deficit] e poi uscire dalla porta di servizio. Noi ce la possiamo assolutamente fare”.

Tremonti ha detto che l‘Italia non deve fare “nessuna correzione per il 2011 e e il 2012”, alludendo al fatto che gran parte della manovra per questo e il prossimo anno si limiterà a rifinanziare spese inevitabili ma non iscritte a bilancio. Le principali sono la sospensione dei ticket su visite specialistiche e diagnostiche e il rifinanziamento delle missioni internazionali, a cominciare dalla Libia.

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha quantificato in 3 miliardi l‘intervento sul 2011. Nel biennio al 2012, quella che Tremonti chiama solitamente “manutenzione” dei conti pubblici dovrebbe ammontare a circa 7-8 miliardi, secondo quanto scritto da Reuters nelle ultime settimane.

In ogni caso, il decreto che il Consiglio dei ministri licenzierà nei prossimi giorni definirà già ora la manovra da 40 miliardi circa (2,3 punti di Pil) necessaria raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014. Di conseguenza, il decreto mobiliterà risorse per oltre 45 miliardi in totale.

“La correzione che dovrà essere fatta riguarda il 2013 e il 2014. Dobbiamo correggere da subito per dare un segnale ma la correzione è sul 2013 e 2014”, ha ribadito oggi Tremonti, per il quale la situazione dell‘Italia “è molto meno drammatica di come viene presentata”.

- hanno contribuito Paolo Biondi e Stefano Bernabei

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