3 giugno 2011 / 15:37 / tra 6 anni

PUNTO 2 -Italia, improbabile downgrade su debito da S&P-analisti

(aggiunge a paragrafi terzo e ultimo commenti nota Citibank)

MILANO, 3 giugno (Reuters) - E’ improbabile che l‘agenzia di rating Standard and Poor’s decida di tagliare il rating sovrano dell‘Italia nei prossimi due anni, nonostante abbia peggiorato l‘outlook sul merito di credito del Paese.

Lo sostiene il gruppo bancario svizzero Ubs UBSN.VX in una nota dell‘ufficio studi pubblicata oggi per i propri clienti.

Allo stesso tempo, in una nota pubblicata oggi sui conti pubblici e la crescita italiana, Citibank cita la mossa di S&P e sottolinea come il cambiamento dell‘outlook sul Paese sia un campanello d‘allarme che richiede uno sforzo per aumentare l‘avanzo primario e tagliare il debito.

Tornando alla nota di Ubs, gli economisti del gruppo elvetico ritengono che, per spingere S&P a tagliare il merito di credito dell‘Italia, il governo attuale dovrebbe scegliere la via del lassismo di bilancio per riguadagnare consensi, o, in alternativa, il Paese dovrebbe essere investito da un‘onda di contagio in arrivo dalla Grecia.

“Assegnamo una probabilità scarsa al fatto che si verifichino questi eventi e per questo motivo riteniamo il downgrade improbabile”, si legge nella nota dell‘istituto elvetico.

L‘agenzia di rating ha peggiorato l‘outlook sull‘Italia lo scorso 21 maggio, indicando nei prossimi due anni probabilità di un downgrade intorno al 33%. Il rating sovrano che Standard & Poor’s assegna all‘Italia è A+ a lungo termine.

“Interpretiamo [la decisione di S&P] come una sollecitazione al governo perchè agisca, più che come un allarme rosso”, dice Ubs.

OUTLOOK SU ITALIA RIMARRA’ NEGATIVO SECONDO UBS

Se non vede un declassamento a breve, allo stesso modo, Ubs è poco propensa a puntare su un ritorno dell‘outlook sull‘Italia a stabile.

“Crescita debole, instabilità politica e un leggero peggioramento del costo del servizio del debito impediranno un miglioramento significativo della sostenibilità delle finanze pubbliche italiane nel medio termine”, dice Ubs.

Secondo gli economisti di Ubs, l‘agenzia di rating S&P ha posto particolare attenzione agli interessi pagati dall‘Italia sul proprio debito.

La nota del gruppo elvetico sottolinea che l‘Italia registra un costo di servizio del debito vicino al 10% del proprio gettito, una soglia oltre la quale le agenzie di rating considerano le finanze pubbliche insostenibili, e che S&P si aspetta un aumento di questa percentuale per il 2011.

“Il servizio del debito è la vulnerabilità chiave dei conti pubblici italiani secondo l‘agenzia di rating”, afferma Ubs.

La grande importanza assegnata da S&P al servizio del debito spiegherebbe perchè l‘agenzia abbia tagliato l‘outlook sul debito italiano proprio in questi giorni.

“Nei primi cinque mesi del 2011 il rendimento medio sui titoli di Stato italiani [...] è salito a 4,15% da 3,35% del 2010, mentre le entrate pubbliche sono rimaste piatte a causa di una crescita nominale fiacca”, nota Ubs.

ALLENTAMENTO DI BILANCIO E CONTAGIO GRECIA RSCHI PER RATING

Guardando avanti, Ubs si attende che la crescita italiana rimanga attorno all‘1% nel prossimo futuro, che non si vada a elezioni generali prima del 2013 e che il ministro dell‘Economia, Giulio Tremonti, resista con tutti i mezzi a quelle misure di allentamento fiscale che tentano il premier Silvio Berlusconi per risollevare le sorti del governo.

“Pensiamo che la chiave sia, di nuovo, il costo del servizio del debito”, dicono gli economisti di Ubs che - utilizzando le loro previsioni su Pil, debito italiani e tassi di interesse europei - vedono la spesa per interessi sul debito italiano salire nel 2011 e 2012 di 0,4% ogni anno, uno sviluppo “non drammatico”, secondo gli elvetici.

“Il rischio al ribasso su questo scenario deriva da un eventuale contagio da parte dei paesi periferici”, dicono, però, gli economisti.

Per gli economisti di Citibank la crescita italiana risulterà di 0,8% quest‘anno a causa di rallentamento progressivo nel trend di crescita dell‘economia mediterranea rispetto, ad esempio alla Germania.

Secondo Citibank, “l‘Italia ha bisogno di registrare un avanzo primario [entrate pubbliche meno spese al netto della spesa per interessi] di almeno 3% del Pil in termini strutturali per iniziare a vedere calare il rapporto debito/pil di circa 1 punto percentuale dal 119% del Pil attuale”.

Francesca Landini

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