11 maggio 2011 / 08:45 / 6 anni fa

BREAKINGVIEWS - Grecia, come evitare un effetto Lehman

Gli autori sono editorialisti di Reuters Breakingviews. Le opinioni espresse sono le loro.

di Hugo Dixon e Neil Unmack

LONDRA, 9 maggio (Reuters Breakingviews) - La ristrutturazione del debito greco è allo stesso tempo desiderabile e inevitabile, nonostante l'Unione europea continui a dire che l'argomento non è sul tavolo.

Ma una ristrutturazione potrebbe portare il caos nei paesi della zona euro. In verità, molti evocano un "effetto Lehman" -- uno shock così forte da causare una crisi bancaria e un effetto domino in Europa.

Il timore è reale. Ma dovrebbe essere un incentivo per trarre insegnamenti dal fallimento di Lehman Brothers in modo che, quando i debiti della Grecia saranno ristrutturati, il resto della zona euro potrà resistere alla scossa.

Stime ufficiali dicono che il debito greco toccherà il 159% del Pil nel 2012. Sopportare un onere di queste dimensioni richiederebbe misure di austerity in grado di deprimere l'economia per anni.

La Grecia non sta per finire i soldi dall'oggi al domani perchè ha ricevuto un programma di aiuti da 110 miliardi di euro dell'Unione europea e del Fondo monetario internazionale.

Ma il governo sarà finanziato solo fino al prossimo anno, e dovrà raccogliere 27 miliardi di euro nel 2012.

I ministri delle Finanze europei stanno discutendo di come far superare questo scoglio ad Atene. Le idee vanno da condizioni più generose sui prestiti ricevuti a extra cash.

Ma c'è motivo per procedere in tempi molto brevi ad una ristrutturazione del debito. Ogni mese che passa, viene utilizzato denaro per ripagare il debito privato, aiutando così coloro che hanno prestato soldi in modo stolto a spese dei contribuenti di altri paesi.

Ma come si può evitare che una ristrutturazione produca l'effetto del caso Lehman?

In primo luogo, occorre ridurre il valore del debito greco di circa il 40%, in modo che l'indebitamento non superi il 100% del Pil. Questo livello relativamente alto servirà a tenere sotto pressione il governo greco in modo che proceda nel programma di privatizzazioni che potrebbe ridurre il rapporto debito/pil di altri 20 punti.

Servirà anche come incentivo per ulteriori riforme.

Inoltre, un nuovo benchmark del 100% limiterebbe il contagio verso altre economie deboli come Irlanda e Portogallo -- i cui ratio debito/pil sono previsti rispettivamente toccare il 118% e il 107%.

Perchè Dublino o Lisbona si dovrebbero preoccupare di procedere anche loro a una ristrutturare se il beneficio finale sarebbe così limitato?

Secondo, occorre ricapitalizzare le banche greche. Non farlo distruggerebbe il sistema finanziario del paese e innescherebbe una fuga dei correntisti.

La risposta è semplice: basta usare i soldi del bailout. Una cifra compresa tra i 15 e i 20 miliardi di euro di denaro extra potrebbere servire alla bisogna -- molto meno dei 130 miliardi di euro che la Grecia risparmierebbe dalla riduzione del valore del suo debito.

Terzo, bisogna ricapitalizzare le banche deboli ovunque esse si trovino non appena saranno pubblicati i risultati degli stress test il mese prossimo. Gli istituti di credito irlandesi hanno già ricevuto la loro iniezione di capitale e quelli portoghesi la riceveranno nell'ambito del piano di salvataggio in discussione.

Rimangono le banche francesi e tedesche, che hanno circa 541 miliardi di dollari di esposizione verso le economie periferiche, e le casse di risparmio spagnole, che potrebbero creare problemi dato che nemmeno Madrid è del tutto fuori dalla zona pericolo.

Se la Grecia ristruttura il suo debito, chi si gira i pollici non riceverà alcun premio.

L'ultima azione da compiere sarà quella di fornire alle banche finanziamenti di medio termine se non possono raccogliere denaro sul mercato. Si dimentica spesso che, dopo il fallimento di Lehman le garanzie governative sui debiti bancari a medio termine sono state un elemento chiave per rafforzare il sistema finanziario globale.

La soluzione migliore sarebbe che alla ricapitalizzazione provvedesse l'European Financial Stability Facility, il fondo di salvataggio della zona euro.

Purtroppo, però, questa ipotesi è caduta in un meccanismo di scarica barile.

La posizione della Bce è che i finanziamenti a medio termine devono essere forniti dall'EFSF, mentre i governi ritengono che sia un compito della Banca centrale. Il risultato è che le banche portoghesi, per esempio, non riceveranno fondi a medio termine da nessuno. Riceveranno, invece, garanzie, dal loro stesso governo, che non riuscirà nell'intento visto la scarsa fiducia di cui gode.

Se l'Europa continua così, potrebbe avere il suo caso Lehman.

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