Derivati, Italia maglia nera in confronto a principali Stati Ue

martedì 10 maggio 2011 18:59
 

 * Da derivati maggiori interessi per 4 mld tra 2007 e 2010
 * Principali Stati europei ottengono risultati migliori
 * Tesoro replica: derivati utilizzati in logica lungo periodo
 
 di Giuseppe Fonte
 ROMA, 10 maggio (Reuters) - Con oltre 4 miliardi di euro di
maggiori interessi sul debito negli ultimi quattro anni, le
amministrazioni pubbliche italiane ottengono la performance
peggiore nell'operatività in derivati rispetto al confronto con
gli altri quattro principali Stati europei.
 È quanto emerge dai dati publicati da Eurostat e rielaborati
da Reuters.
 Un risultato che, secondo una fonte tecnica del ministero
dell'Economia, deriva dal ricorso ai derivati per allungare la
durata media del debito, oltre che per proteggersi dalle
oscillazioni dei cambi.
 Tesoro ed enti locali ricorrono ai derivati finanziari (swap
su tassi di interessi, swap su valute e contratti forward) nel
tentativo di ridurre gli interessi sul debito. L'evoluzione dei
mercati può, però, produrre effetti inaspettati e in quel caso
il saldo dei flussi di cassa porta a maggiori oneri e non a
risparmi di spesa.
 Reuters ha ricostruito l'impatto dei derivati finanziari sul
bilancio delle amministrazioni pubbliche di Italia, Germania,
Francia, Spagna e Regno Unito.
 Eurostat fornisce due stime per gli interessi passivi
nell'arco temporale che va dal 2007 al 2010. 
 La prima, contrassegnata con il termine Pde (acronimo di
procedura per deficit eccessivo), è valida ai fini di Maastricht
e include gli effetti dei derivati.
 La seconda fa riferimento alle regole dettate dal
regolamento europeo Sec95 e non contiene l'impatto dei derivati.
 La differenza tra i due valori consente di capire se i
derivati hanno prodotto effetti positivi o negativi e in che
misura. Un valore positivo indica che i derivati hanno prodotto
maggiori interessi, un valore negativo significa che questi
contratti hanno portato a minori oneri sul debito.
 
 SOLO IN 2010 ITALIA HA PAGATO 1,7 MLD A CAUSA DERIVATI
 Accusati di essere uno dei fattori alla base della crisi
finanziaria scoppiata nel 2007, i derivati non godono di una
buona opinione da parte del ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti.
 "Il mercato ha trovato il modo di manifestarsi in alcune
forme demoniache come la finanza deviata, la finanza derivata",
ha detto ad esempio Tremonti il 29 aprile, partecipando alla
presentazione della biografia di Giovanni Paolo II, secondo il
resoconto del Sole 24 ore.
 I risultati sembrano dargli ragione. Solo nel 2010 i
derivati hanno prodotto maggiori interessi sul debito per 1,7
miliardi circa. Anzi, il ricorso a questi prodotti ha generato
maggiori interessi per tutto l'arco temporale che va dal 2007 al
2010. Il saldo cumulato arriva a 4,1 miliardi circa.
 La Germania, che in valore assoluto ha un debito pubblico di
poco superiore a quello italiano, nello stesso periodo 2007-2010
ha registrato un saldo positivo di circa 330 milioni.
 Molto meglio ha fatto la Francia, che grazie ai derivati ha
ridotto gli interessi di 1,6 miliardi.
 Anche la Gran Bretagna ha accumulato perdite con i derivati,
ma in misura pari a 1,5 miliardi circa, meno della metà
dell'Italia.
 La gestione dei derivati in Spagna non ha invece
sostanzialmente inciso sul bilancio delle amministrazioni
pubbliche (-47 milioni).
 
 TESORO: DERIVATI PER ALLUNGARE VITA MEDIA DEBITO
 Una fonte tecnica del ministero dell'Economia replica a
Reuters dicendo che la gestione dei derivati non presenta
criticità e la differenza nel risultato rispetto agli altri
Stati europei deriva da una precisa strategia operativa.
 Il ministero dell'Economia, spiega la fonte, ha usato i
derivati soprattutto per allungare la durata media del debito
sovrano, in modo da proteggere la spesa per interessi da
repentine oscillazioni dei tassi.
 Una politica che trova conferma anche nel Documento di
economia e finanza (Def) appena pubblicato: "La vita media
complessiva di tutti i titoli di Stato al 31 dicembre 2010 è
risultata pari a 7,20 anni, in significativo aumento rispetto al
dato al 31 dicembre 2009 (7,07 anni)".
 Inoltre, la fonte spiega che la crisi ha prodotto un
andamento della curva dei tassi storicamente anomalo con tassi
bassi nel breve termine, premiando di conseguenza gli Stati che
hanno utilizzato i derivati in un'ottica di breve periodo.
 La fonte aggiunge che dal 2000 al 2005, in un contesto di
mercato più ordinario, l'impatto dell'uso dei derivati per
l'Italia è stato favorevole e che la logica di lungo periodo è
una scelta strategica di gestione del debito pubblico da
mantenere anche in congiunture sfavorevoli.
 La fonte non si sofferma invece sul nodo dei derivati
stipulati da regioni, comuni e province, che tuttavia, aggiunge,
incidono in modo marginale sul risultato complessivo. I dati sul
flusso di cassa dei derivati in portafoglio alle amministrazioni
locali non soni disponibili.
 Dopo le polemiche degli ultimi anni per gli effetti dei
derivati, il Tesoro sta lavorando a un nuovo regolamento che
fornisca maggiori tutele agli amministratori locali.
 Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Banca d'Italia, i
derivati degli enti locali avevano a fine giugno 2010 un mark to
market negativo (costo di chiusura nell'ipotesi di cessazione
per tutti i contratti alla data di rilevazione) superiore a un
miliardo di euro.
 Ecco la tabella con i dati Eurostat elaborati da Reuters ed
espressi in milioni di euro:
 
                   2007     2008     2009     2010  Cumulato
Italia                 568      595    1.166    1.773     4.102
Germania              -210       20      240     -380      -330
Francia               -342     -326    -549      -386    -1.603
Spagna                  -9      -27      38       -49       -47
Regno Unito (CY)  *   -284      538     936       274     1.484
Regno Unito (FY) **   -187      850   1.060      -200     1.523
 
 * Anno di calendario: gennaio-dicembre
 ** Anno finanziario: aprile su aprile