21 aprile 2011 / 10:36 / 6 anni fa

Conti pubblici, il telefono senza fili della manovra da 35 mld

di Giuseppe Fonte

ROMA, 21 aprile (Reuters) - Di chi è la paternità della stima di una manovra pari a 35 miliardi di euro necessaria per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014?

Tutti ne hanno scritto da quando il ministero dell‘Economia, presentando la scorsa settimana il Documento di economia e finanza (Def), ha aggiornato il quadro macroeconomico per l‘Italia. Eppure, a leggere agenzie di stampa e giornali, spesso non è chiaro se a fornire la stima sia stato il ministero dell‘Economia o la Banca d‘Italia.

Intanto, nessuno dei due parla di una manovra da 35 miliardi ma, più formalmente, di un aggiustamento pari a 2,3 punti di Pil. Fin qui poco male, perché con un Pil che, in valore assoluto, supera i 1.540 miliardi nel nuovo arco temporale di previsione, il calcolo è presto fatto: oltre 35 miliardi, per l‘appunto.

L‘equivoco sulla paternità della stima però resta e si alimenta da circa una settimana, complici anche alcune dichiarazioni fatte dal ministro Giulio Tremonti nel corso di un‘audizione alla Camera martedì scorso.

Il testo ufficiale del Def viene pubblicato sul sito del Tesoro mercoledì 14 aprile a tarda sera. A pagina 20 si legge: “Tenuto conto degli impegni assunti in sede europea nell‘ambito della procedura per disavanzo eccessivo, nel 2014 l‘indebitamento netto programmatico, grazie a una manovra aggiuntiva netta sul saldo primario pari in termini cumulati a circa 2,3 punti percentuali nel biennio 2013-2014, è previsto a collocarsi al -0,2% del Pil”.

Il giorno successivo Bankitalia pubblica il nuovo Bollettino economico, che così dice: “Il Governo programma di raggiungere un sostanziale pareggio di bilancio nel 2014. Ciò richiederà una manovra di correzione dei conti per circa 2,3 punti percentuali del Pil complessivamente nel biennio 2013-14”.

Quel “ciò richiederà” basta a numerosi organi di informazione per dire che Bankitalia fornisce una stima per la manovra pari a 35 miliardi. Bankitalia, non il Tesoro.

DRAGHI: DATI DEL TESORO

Venerdì 17 e sabato 18 il governatore Mario Draghi partecipa ai lavori del G20 di Washington come presidente del Financial stability board. A conclusione dei lavori i cronisti chiedono se dall‘ultimo bollettino si possa desumere o no l‘esigenza di una manovra da 35 miliardi. Draghi, secondo il resoconto che dà Il Sole 24 ore, risponde che i dati “sono gli stessi del documento del Tesoro e da lì vedete se serve o meno”.

Il quadro sembra chiaro: Bankitalia si limita a riportare le cifre del Def. Senonché Tremonti mercoledì sera si reca in commissione Bilancio a Montecitorio e rilascia una dichiarazione che alimenta qualche dubbio.

La domanda è sempre sul valore della manovra. Il ministro secondo le agenzie di stampa risponde: “La Banca d‘Italia ha detto che ha tirato fuori i numeri dai documenti del Tesoro, è una correzione che dobbiamo fare non in questo biennio ma verso il prossimo, come minimo dello 0,5% un anno e dello 0,5% l‘altro. Tutto dipende da come andranno gli andamenti dell‘economia nel prossimo biennio”. Il quadro sembra cambiare perché il Tesoro ora parla di una manovra da almeno un punto di Pil nel biennio 2013-2014.

A fornire una qualche sintesi ci prova ieri il vice direttore generale di Via Nazionale, Ignazio Visco, ascoltato in commissione Bilancio del Senato sul Def.

Intanto, Visco ribadisce quanto ha già detto Draghi: “Il documento [Def] cifra, valuta che siano necessari misure correttive per raggiungere il pareggio nel 2014 in due anni per complessivi 2,3 punti di Pil, 1,2 e 1,1”.

A questo punto, però, i senatori chiedono come si possa conciliare quanto scritto nel Def con le dichiarazioni di Tremonti in commissione Bilancio.

“In termini corretti per il ciclo l‘aggiustamento è 0,5, 0,8 e 0,8. Probabilmente è stata questa, immagino, la risposta [del ministro]. Effettivamente l‘aggiustamento strutturale richiesto è almeno lo 0,5% l‘anno”, dice Visco.

Insomma, Tremonti non si riferiva tanto alla manovra concreta sui saldi, quanto alla richiesta minima di correzione struttuale [ossia senza considerare una tantum e l‘andamento del ciclo economico] che l‘Unione europea chiede a tutti i paesi membri.

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