Portogallo, banche fuggono da bond, invocano prestito - stampa

martedì 5 aprile 2011 12:56
 

di Elisabete Tavares e Axel Bugge

LISBONA, 5 aprile (Reuters) - Le maggiori banche del Portogallo minacciano di porre fine agli acquisti di titoli di Stato e premono perchè il governo ad interim chieda un prestito di breve termine fino alle elezioni, fissate per il prossimo 5 giugno. Lo riporta stamane il quotidiano finanziario Jornal de Negocios.

Secondo il giornale, i dirigenti del Banco Espirito Santo BES.LS, Millennium bcp (BCP.LS: Quotazione) e Banco BPI (BBPI.LS: Quotazione) hanno incontrato ieri il governatore della banca centrale per comunicargli le loro opinioni. Un portavoce della Banca del Portogallo non ha voluto commentare le indiscrezioni.

Moody's ha tagliato il rating del Portogallo di un notch, dicendo che il nuovo governo dovrà chiedere un sostegno finanziario dall'Unione europea [ID:nL3E7F50X6].

Secondo il quotidiano finanziario, gli istituti di credito hanno detto non essere più in grado di comprare debito portoghese dopo aver riempito i propri portafogli di bond governativi nel 2010.

Da Millennium bcp e Banco Espirito Santo sono giunti due no comment, ma Carlos Santos Ferreira, capo di Millennium bcp ha detto ieri sera in una intervista tv che "è indispensabile che il paese chieda un prestito di breve termine", di almeno 10 miliardi di euro.

Un finanziamento di breve termine, da parte del Fondo monetario o della Ue, potrebbe ridurre i timori in vista di due importanti scadenze di titoli che Lisbona dovrà affrontare ad aprile e giugno, per un totale di 9 miliardi di euro.

Si tratterebbe di una soluzione separata rispetto all'ipotesi di un salvataggio, che gli economisti ritengono ormai inevitabile per il paese.

Separatamente, un portavoce della Commissione europea ha detto stamane a Bruxelles che, per ottenere un finanziamento a breve termine, Lisbona avrà bisogno di chiedere un sostegno finanziario, utilizzando gli strumenti esistenti - l'Efsf e l'Efsm - nella consueta cornice di condizionalità e previa richiesta da parte del paese.

(tradotto da Francesca Landini)