25 marzo 2011 / 16:32 / 6 anni fa

PUNTO 1-Berlusconi soddisfatto da accordo Ue su fondo salvataggi

(aggiunge dettagli da comunicato finale vertice)

BRUXELLES, 25 marzo (Reuters) - Italia soddisfatta dall'accordo raggiunto nella notte fra i leader europei che prevede un prolungamento del periodo di finanziamento del fondo permamente 'salva-stati', l'European stability mechanism (Esm).

L'Esm entrerà in vigore a partire da metà 2013 e sostituirà il fondo attuale (Efsf, European financial stability fund) nel salvataggio degli stati membri qualora si dovessero verificare nuove crisi dei debiti sovrani.

"Abbiamo chiesto una cosa e abbiamo vinto, e abbiamo anche fatto interrompere il Consiglio Europeo per una mezz'ora. E fatevelo spiegare da [l ministro dell'Economia Giulio] Tremonti", ha detto Berlusconi ieri notte al termine dei lavori della prima giornata di summit, dominata dalla crisi portoghese.

L'Esm avrà una capacità di fuoco di 500 miliardi a fronte di un capitale complessivo sottoscritto di 700 miliardi di euro, al fine di garantire una tripla A di rating del credito.

Di questa somma 80 miliardi saranno cash. Secondo l'intesa Ecofin di lunedì scorso, 40 miliardi sarebbero stati versati entro luglio 2013, e l'altra metà "nei tre anni successivi". La nuova intesa fra i leader Ue prevede invece che il pagamento dal 2013 in poi verrà dilazionato in cinque rate annuali "di uguale entità" fino al 2017.

Il rinvio è stato fortemente voluto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel che si è mostrata riluttante a un esborso consistente (11 miliardi di euro) prima delle elezioni in Germania previste per il 2013.

Il compromesso prevede anche un'eventuale "accelerazione" dei versamenti qualora dovesse risultare necessario.

"Gli stati si impegnano ad accelerare, nell'improbabile caso in cui sia necessario, la fornitura di appropriati strumenti in modo da salvaguardare un rapporto minimo del 15% tra il capitale liquido e i prestiti effettuati dall'Esm", si legge nelle conclusioni adottate oggi al termine del vertice.

Su questo punto, i leader si sono scontrati e secondo la ricostruzione italiana, la linea tedesca non è passata. Berlino avrebbe infatti proposto che per il pagamento dell'eventuale accelerazione di spesa, i paesi con rating tripla A potessero cavarsela con garanzie rafforzate, mentre quelli senza tripla A avrebbero dovuto intervenire con pagamenti in cash aumentati.

Tale linea avrebbe pesato sull'Italia in caso di ulteriori salvataggi (dopo Grecia e Irlanda si aspetta il Portogallo) e, secondo le ricostruzioni di alcuni diplomatici, Berlusconi avrebbe chiamato Tremonti durante il Consiglio per consultarsi su questo aspetto.

Roma parteciperà al nuovo meccanismo di salvataggio con una quota del 17,9% (superiore alla sua partecipazione nel capitale Bce 12,5% in virtù del peso della sua popolazione), pari a 14,5 miliardi.

A questa cifra si dovranno poi aggiungere circa 110 miliardi di euro in garanzie e impegni di pagamento che l'Italia dovrà avere a disposizione per far fronte ad eventuali emergenze della zona euro. Il conto complessivo sarebbe dunque di circa 125 miliardi di euro.

Questo ammontare "non avrà un impatto diretto sul debito pubblico", rassicurano però esperti della Commissione Ue. Tuttavia, se per finanziare il fondo, l'Italia si trovasse nella condizione di dover emettere bond per raccogliere le risorse sul mercato, a quel punto verrebbe considerato come debito pubblico.

L'Italia è il terzo principale contributore al fondo, dopo Germania e Francia.

Come da attese è stata invece rinviata al vertice di giugno l'intesa per aumentare a 440 miliardi dagli attuali 250 miliardi la capacità effettiva di finanziamento dell'Efsf.

Il Consiglio ha concordato di aumentare di 1 miliardo di euro i fondi che la Banca europea per gli investimenti potrà investire nei paesi della sponda Sud del Mediterraneo "che si impegnino in riforme politiche". Questo però "non ridurrà le operazioni nei paesi terzi a Est dell'Europa", si legge in una parte delle conclusioni del vertice.

Le conclusioni del vertice ripropongono poi il patto sull'euro come concordato dai leader dell'eurozona lo scorso 11 marzo a Bruxelles. Al patto aderiranno anche 6 paesi extra-euro: Polonia, Romania, Bulgaria, Danimarca, Lituania e Lettonia.

"Tutto bene, come previsto", si è limitato a commentare il Berlusconi lasciando il summit oggi.

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