Federalismo, maggioranza e opposizioni divise su fisco regionale

martedì 22 marzo 2011 14:51
 

ROMA, 22 marzo (Reuters) - A 48 ore dalla scadenza del termine per l'esame in commissione bicamerale sul federalismo, restano distanti le posizioni tra maggioranza e opposizioni sul fisco regionale.

"Non ci sono grossi margini di manovra", dice il relatore al decreto Massimo Corsaro.

"Non ci sono aperture da governo e maggioranza", conferma Giuliano Barbolini, del Pd.

A meno di sviluppi nelle prossime ore, Partito democratico e Terzo polo (Fli, Udc, Mpa e Api) si avviano quindi a esprimere parere contrario sul decreto legislativo. Si riproporrebbe così lo scenario già visto sul fisco municipale: il voto si chiude in parità con un 15 a 15 e il parere al decreto legislativo viene respinto a norma di regolamento.

Ciò che divide Lega e Pdl dalle opposizioni è soprattutto il nodo dei tagli alle regioni disposti con la manovra estiva del 2010, pari a 4 miliardi nel 2011 e a 4,5 miliardi dal 2012.

L'accordo siglato dall'esecutivo con i governatori a metà dicembre prevede la possibilità di rivedere i tagli dal 2012. Il Pd insiste nel chiedere una sorta di clausola di salvaguardia che sospenda il decreto legislativo qualora, l'anno prossimo, i saldi di finanza pubblica non dovessero consentire di rivedere i tagli. La maggioranza però si oppone, spinta soprattutto dalle dalla Lega Nord, che propone di inserire nel parere al decreto la revisione dei tagli "dati gli obiettivi di finanza pubblica". Una formula troppo blanda per le opposizioni.

Le opposizioni si mostrano critiche anche sul nuovo testo del decreto che il governo ha presentato in commissione. Rispetto alla versione licenziata in Consiglio dei ministri il testo sblocca già da quest'anno le addizionali regionali sull'Irpef.

Nella nuova versione l'addizione regionale, che parte da un'aliquota base dello 0,9%, può salire di 0,5 punti percentuali nel 2011, di 1,1 punti dal 2014 e di 2,1 punti dal 2015. Di conseguenza, l'addizionale regionale potrebbe presto aumentare in molte regioni all'1,4% già da quest'anno, al 2% nel 2014 e al 3% dal 2015.

Nel tentativo di trovare un accordo che eviti un nuovo pareggio, il voto finale sul parere potrebbe slittare da mercoledì sera a giovedì mattina.