March 21, 2011 / 9:08 AM / 6 years ago

Passato in Goldman non pregiudica chance Draghi a Bce - fonti

4 IN. DI LETTURA

* Draghi fu consulente di alto livello da Goldman

* Sua attività con aziende ad ampio spettro

* Incarico Goldman non è stato ostacolo per presidenza Fsb

di Gavin Jones e Douwe Miedema

ROMA/LONDRA, 21 marzo (Reuters) - Ai critici di Mario Draghi potrebbero rimanere ben pochi argomenti per bloccare la sua ascesa a numero uno della Banca centrale europea, a esclusione del suo passato in Goldman Sachs (GS.N).

Il ricordo della crisi finanziaria - e del ruolo chiave svolto al suo interno dalle investment bank - è ancora talmente vivido che molti vedono gli anni in cui Draghi fu managing director in Goldman Sachs come una seria minaccia alle sue aspirazioni. Ma l'attività del manager in Goldman, dal 2002 al 2006, non presenta nessun elemento criticabile, secondo quanto raccontato a Reuters da persone che furono a contatto con lui in quel periodo. Il manager aveva soprattutto il ruolo di portare business grazie alla propria solida rete di relazioni con corporate.

"Nel 2003 e 2004 Goldman Sachs ha partecipato in tutto quello che è successo in Italia e questo ebbe molto a che fare con Draghi", ha detto un banchiere che è stato consulente di Draghi quando lavorava al Tesoro e, più tardi, ha lavorato con lui per Goldman.

"La mia squadra faceva il lavoro preparatorio, ma lui era essenziale nel fornire la consulenza ai clienti", ha detto.

Goldman Sachs e Draghi non hanno fare alcun commento sulla questione.

Da quando il presidente della Bundesbank Axel Weber il mese scorso ha ritirato a sorpresa la propria candidatura alla presidenza della Bce, molti analisti ritengono che Draghi sia rimasto l'unico ovvio successore di Jean Claude Trichet il cui mandato terminerà ad ottobre.

Ma non manca chi continua a non vedere di buon occhio che un incarico così rilevante vada a un paese dell'Europa del Sud, con una storia di elevata inflazione e alto debito pubblico.

Per questi critici, che non possono ammettere pubblicamente il problema della nazionalità, non resta altro che sollevare i rischi posti dal passato di Draghi in Goldman Sachs collegandosi alle discusse operazioni di swap condotte dalla banca per il governo greco nel 2001, che aiutarono Atene a mascherare le dimensioni del proprio debito. Tali operazioni, peraltro perfettamente legali all'epoca, non videro tuttavia il coinvolgimento di Draghi, che al tempo non lavorava neppure in Goldman.

"Non penso che si possa dire niente di specifico su quello che Draghi ha fatto da Goldman", osserva Giada Giani, analista di Citibank. "Semplicemente oggi l'investment banking in generale è associato alla crisi finanziaria, agli investimenti subprime e a rischi troppo elevati", ha aggiunto.

Un'altra fonte a diretto contatto con il lavoro di Draghi ha detto che la sua attività in Goldman si concentrava sul settore delle aziende con clienti di molti paesi e una responsabilità ad ampio spettro che spesso includeva ristrutturazioni del debito, strategie corporate e collocamenti.

Un senior banker, in Goldman quando c'era Draghi, ha detto che lavorava ad un "livello molto alto" e non veniva coinvolto nelle aspetti più lementari dei deal.

Per Giani il tempo che Draghi ha passato da Goldman dovrebbe essere percepito come un vantaggio, perchè vuol dire che il manager ha quella diretta conoscenza di come funzionano i mercati che manca a molti politici.

Un altro problema per i critici di Draghi è che negli ultimi tre anni si è guadagnato la stima come numero uno del Financial Stability Board (Fsb), incaricato di coordinare la regolamentazione finanziaria globale dalla crisi del 2008-09.

"Mi è stato chiesto di fare il presidente del Fsb perchè avevo esperienza dei mercati", ha detto di recente Draghi.

Sarà infatti difficile per i suoi detrattori sostenere che l'aver lavorato per Goldman dovrebbe squalificarlo per la presidenza Bce quando lo ha aiutato a qualificarlo per la presidenza del Fsb.

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