Ocse, spesa pensioni in Italia 14,1% contro media 7% - Rapporto

giovedì 17 marzo 2011 14:44
 

ROMA, 17 marzo (Reuters) - L'Italia, Paese più longevo dopo il Giappone, ha una spesa pensionistica pari al 14,1% a fronte di una media del Paesi Ocse del 7%.

E' quanto emerge nel rapporto 'Pensions at Glance 2011' diffuso stamani dall'istituto parigino.

"Tra i paesi Ocse, l'Italia ha speso la quota più elevata del reddito nazionale in pensioni, circa un settimo del Pil nel 2007. Altri paesi con alta spesa pensionistica pubblica sono: Austria, Francia e Grecia a circa il 12% del Pil e in Germania, Polonia e Portogallo al 11% circa. Come in altri paesi demograficamente anziani, in Italia la spesa pensionistica rappresenta una proporzione importante della spesa pubblica totale: 29,4% nel 2007", spiega il rapporto.

L'Ocse plaude alle riforme del sistema messe in piedi dall'Italia a partire dal 1995, e cita l'ultima novità, cioè l'adeguamento, a partire dal 2015, dei coefficienti di trasformazione all'aumento dell'aspettativa di vita.

Ma precisa che tali riforme riusciranno a ridurre la spesa "a condizione che la partecipazione al mercato del lavoro dei lavoratori più anziani aumenti. In tal caso, la spesa pubblica per le pensioni dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile fino al 2050 in Italia".

I tassi di partecipazione delle persone nella fascia di età 55-69, sono relativamente bassi rispetto alla media Ocse: il 62% degli uomini di età tra i 55 e i 59 anni contro il 78% della media Ocse, la cifra scende al 30% fra 60-64 anni e a circa il 13% fra 65-69 rispetto al 54,5% e 29,3%, rispettivamente in media Ocse.

Migliorare il sistema di incentivi per chi resta al lavoro è la soluzione proposta dal think tank. "C'è ancora una tassa implicita sul lavoro di un ulteriore anno nell'età compresa tra i 60 ei 64 anni (pari a circa l'11% dei guadagni annui in termini lordi e circa il 18% in termini netti). Inoltre, i coefficienti di trasformazione (cioè i coefficienti che consentono di trasformare il capitale accumulato virtualmente in una rendita al momento del pensionamento) non cambiano oltre i 65 anni e ciò può scoraggiare i lavoratori a differire il pensionamento dopo tale età", spiega il rapporto.

L'ultimo documento di finanza pubblica diffuso dal governo lo scorso settembre parla, per l'Italia, di una spesa pensionistica al 15,3% nel 2010, destinata a calare al 14,8% fra il 2021 e il 2026 per poi raggiungere la cosiddetta 'gobba' al 2041 con una impennata della spesa al 15,5%.