17 febbraio 2011 / 11:02 / tra 7 anni

G20, Italia chiede debito privato in indicatori squilibrio-fonte

PARIGI, 17 febbraio (Reuters) - Nel dibattito all‘interno del Gruppo dei Venti sulle variabili per identificare e riassorbire in modo coordinato gli squilibri che minacciano l‘economia mondiale, l‘Italia chiede che venga inserito il debito privato.

Lo spiega una fonte G20 in vista dell‘incontro dei ministri delle finanze e dei banchieri centrali delle maggiori economie industriali ed emergenti a Parigi venerdì e sabato prossimi.

“Quella del debito privato per l‘Italia è una questione rilevante. In Europa non tutti sono dello stesso parere dell‘Italia e questo è vero anche a livello di G20”, riferisce una fonte G20. “E’ uno dei temi di discussione” dice la fonte aggiungendo che non sarà facile per Roma convincere gli altri paesi, ma che comunque per avallare un accordo complessivo Roma chiederà l‘appoggio degli altri G20 su questo punto.

Come in Europa, anche nel G20 mostrare in dettaglio i dati sull‘indebitamento delle famiglie, ma soprattutto del sistema bancario del proprio paese risulterebbe poco gradito ai paesi anglosassoni. La Francia, in qualità di presidente del G20 preferisce non prendere posizione. In alcuni grandi paesi emergenti - come Brasile, India e Cina - ci sarebbe poi il problema di avere dati comparabili.

“Il processo di scelta degli indicatori G20 per l‘analisi degli squilibri sta risultando spinoso dal momento che ogni economia vuole evitare che vengano inseriti criteri e variabili che potrebbero, poi, metterla in difficoltà una volta che partirà la sorveglianza”, riferisce un‘altra fonte che partecipa ai lavori preparatori del G20.

Non è chiaro, quindi, se si arriverà a un accordo sulla lista degli indicatori già nei prossimi giorni o solo al G20 di aprile, mentre appare ancora lontana un‘intesa su numeri o range di riferimento da assegnare alle variabili.

Un funzionario tedesco ha detto ieri che tra gli indicatori per la sorveglianza ci saranno probabilmente: il saldo delle partite correnti, i tassi di cambio reali, il debito e il deficit pubblico, le riserve valutarie e i risparmi privati. Il funzinario ha anche ribadito che la Germania à contraria a target quantitativi.

La fonte G20 spiega che gli indicatori presi in considerazione si dividono in “indicatori di squilibri esterni” - saldo delle partite correnti in rapporto al Pil, tasso di cambio effettivo reale e livello delle riserve valutaria - e “indicatori indiretti macroeconomici” - tra cui potrebbero figurare il deficit e il debito pubblico in rapporto al Pil, il risparmio privato e il debito privato.

“Ci aspettiamo una convergenza su questi indicatori, ma c‘e’ un problema di simmetria posto dalla Germania”, spiega la fonte G20. Avere un ampio e permanente deficit delle partite correnti è segno, infatti, di una situazione problematica per un paese nei confronti dell‘estero, mentre non è detto che un forte avanzo della bilancia delle partite correnti segnali per una nazione un pericolo.

“Guardare al surplus di parte corrente è importante ma bisogna capire se il surplus è frutto di una vera superiorità concorrenziale o dell‘uso di strumenti distorsivi come il cambio” ha spiegato la fonte mettendo a confronto la situazione di Germania e Cina, due paesi con un forte surplus del current account, ma con situazioni economiche molto diverse dal momento che Berlino spiega l‘avanzo con la superiorità competitiva della sua industria, mentre Pechino è sotto pressione per il suo tasso di cambio non flessibile, che favorisce le esportazioni.

La scelta di indicatori misurabili darebbe un‘accelerazione al processo iniziato nel settembre 2009 al summit G20 di Pittsburgh sotto l‘impulso dell‘amministrazione Usa guidata da Barack Obama.

“Si tratta di piccoli passi verso un obiettivo molto ambizioso: creare un processo di sorveglianza macroeconomica ad alto livello per le maggiori economie mondiali”, spiega Domenico Lombardi, esperto delle questioni G20 e presidente dell‘Oxford Institute for Economic Policy.

Francesca Landini, Giselda Vagnoni

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