Ue, Tremonti rassicura su criterio numerico riduzione debito

mercoledì 16 febbraio 2011 13:46
 

ROMA, 16 febbraio (Reuters) - Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti assicura che l'Italia non sarà penalizzata dalla possibile introduzione di un criterio numerico per la riduzione del debito pubblico, proposta sostenuta dalla Germania nell'ambito della riforma del Patto di stabilità europeo.

"Mi dispiace deludere un'aspettativa di tragedia che non ci sarà per il nostro Paese", ha risposto Tremonti nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi a un cronista che chiedeva quanto costerebbe all'Italia la più volte ventilata riduzione annua di un ventesimo del debito pubblico calcolato sulla quota che eccede il 60% in rapporto al Pil.

Poi Tremonti ha sottolineato che per introdurre il criterio numerico, quale che ne sia la forma, occorre l'unanimità tra tutti i Paesi europei, dicendo: "Se non si è d'accordo tutti su tutto non si è d'accordo su niente".

Inoltre, dice il ministro, "sono regole che rendono effetto dal 2015, un tempo francamente lungo". "Siamo covinti di avere il voto e il consenso di tutti su un criterio che dice: impegno alla riduzione del deficit, conseguentemente riduzione debito, collateralmente valutare anche altri fattori", ha aggiunto Tremonti riferendosi alla richiesta italiana di valutare la solidità di un Paese non solo rispetto alla dimensione e alla dinamica del debito pubblico ma anche rispetto all'indebitamento privato.

Francia e Germania hanno proposto un Patto per la competitività che, oltre al criterio numerico per la riduzione del debito, prevede l'innalzamento dell'età pensionabile, l'armonizzazione delle aliquote fiscali sulle imprese e la soppressione di qualsiasi forma di indicizzazione dei salari all'inflazione.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, presente alla conferenza stampa, ha ribadito che l'Italia non introdurrà mai una imposta patrimoniale per ridurre il debito, come proposto in alcuni editoriali da Giuliano Amato e Pellegrino Capaldo che hanno avviato un vivace dibattito nelle ultime settimane.

(Giuseppe Fonte)