11 febbraio 2011 / 16:21 / tra 7 anni

Ecofin discute Patto Ue, per Italia importanti passività banche

* Ecofin discuterà sei proposte Commissione su Patto Ue

* Italia chiede di guardare a passività potenziali banche

* Negoziato su Patto Ue ancora molto aperto

di Francesca Landini

MILANO, 11 febbraio (Reuters) - Martedì prossimo all‘Ecofin la discussione sulla riforma del patto di stabilità ci sarà, anche se si tratterà probabilmente di uno scambio di vedute interlocutorio sulle sei proposte legislative presentate dalla Commissione Ue.

“I ministri finanziari avranno la possibilità di prendere posizione sui punti controversi della riforma, cercando alleanze e compromessi politici che superino il negoziato tecnico”, dice una fonte europea.

Prima di incontrare i colleghi, il ministro dell‘Economia italiano Giulio Tremonti oggi ha nuovamente sottolineato che l‘Europa deve preoccuparsi anche delle fragilità di alcuni sistemi bancari nazionali.

“Quello che vediamo, nel contesto dell‘Europa in questo periodo, è un problema non di debiti pubblici. Quello che abbiamo adesso è un problema di banche, una crisi di criticità di assetti bancari”, ha detto oggi il ministro in un incontro con i giornalisti alla stampa estera.

In modo speculare, a Bruxelles, nei lavori preparatori della discussione ministeriale sul Patto di stabilita, Roma ha sollecitato nuovamente i partner europei a riflettere sul fatto che nei paesi con sistemi bancari fragili - che hanno fatto eccessivo ricorso all‘indebitamento - si accumulano rischi potenziali, esplosivi anche nel caso di finanze pubbliche che appaiono equilibrate.

Come si è parlato negli anni scorsi di “bomba ad orologeria” in merito ai costi relativi all‘invecchiamento della popolazione, che si accumulano negli anni per poi scaricarsi sui bilanci pubblici.

Così l‘Italia vorrebbe includere nella cornice del nuovo Patto i costi per le casse pubbliche di eventuali salvataggi bancari, dando una dimensione più misurabile al concetto di “debito privato” che fa già parte della proposta della Commissione Ue.

Nella letteratura accademica recente nata all‘ombra di Basilea III si parla di “contingent liabilities”, passività potenziali che dal settore finanziario si possono scaricare sul contribuente in caso lo Stato debba correre in soccorso di uno o più istituti.

Tenere in considerazione eventuali bombe ad orologeria di natura bancaria nascoste sotto i bilanci virtuosi di alcuni paesi europei potrebbe fare da contrappeso al giro di vite delle norme europee sul debito pubblico.

Tra i punti controversi della riforma del Patto Ue c’è infatti la richiesta dalla Commissione che i paesi con debito al di sopra del 60% del Pil riducano di un ventesimo ogni anno il debito in eccesso.

Sul patto di stabilità europeo la posizione dell‘Italia rimane quella di “cercare una riforma organica, che tenga conto anche di parametri qualitativi”, riassume un‘autorevole fonte del governo italiano.

Per Roma, che è ben conscia di dover ridurre il debito ormai al doppio del tetto Ue del 60% del Pil, arrivare all‘inserimento di un nuovo parametro per la riduzione del debito pubblico senza includere elementi che diano una visione di insieme della sostenibilità delle finanze pubbliche significherebbe non aver imparato a sufficienza dall‘Irlanda. Dublino ha dovuto ricorrere ad aiuti internazionali per 85 miliardi di euro a causa dei costi del salvataggio dei propri istituti di credito.

Tra i punti aperti non c’è solo il debito, pubblico o privato che sia, ma anche tetto alla spesa pubblica e indicatori per misurare gli squilibri macroeconomici. I ministri sentono la pressione dei mercati per un accordo sulle misure contro la crisi del debito euro entro fine marzo, ma un negoziatore afferma che “la trattativa è molto aperta”.

“Non ci sarà accordo su un punto fino a quando non ci sarà accordo su tutti i punti” risponde un‘altra fonte alla domanda se alcuni punti controversi del negoziato sul patto di stabilità si stiano chiudendo positivamente.

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