Fiat resti multinazionale italiana, governo interverrà - Romani

lunedì 7 febbraio 2011 09:15
 

ROMA, 7 febbraio (Reuters) - Fiat FIA.MI deve rimanere una multinazionale italiana e il governo vigilerà "ai massimi livelli" affinché questo avvenga.

Lo afferma stamani il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, dopo le dichiarazioni dell'AD del Lingotto Sergio Marchionne che nel fine settimana, dagli Usa, ha esplicitato la possibilità di spostare il quartier generale di Fiat-Chrysler a Detroit, sede storica di tutte le case automobilistiche statunitensi.

"La testa della casa automobilistica deve restare a Torino", ha detto Romani in un colloquio con il Corriere della Sera intendendo non solo la direzione generale ma anche "il centro delle decisioni sui programmi e sulle strategie" perché Fiat deve continuare a essere "una multinazionale italiana".

Secondo report del fine settimana il governo si è deciso a convocare il manager per avere chiarimenti sul piano Fabbrica Italia dopo le dichiarazioni di Marchionne che suscitano inquietudine sul ruolo dell'industria italiana, dopo le forti tensioni dei mesi scorsi sulle vicende degli stabilimenti di Pomigliano d'Arco e Mirafiorni. "Ne ho parlato con [il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni] Letta e il presidente del Consiglio, Silvio] Berlusconi e abbiamo concordato che sulla questione deve intervenire il governo al massimo livello".

Secondo i giornali l'incontro dovrebbe avvenire fra venerdì e domenica prossima e vi dovrebbero prendere parte, oltre a Berlusconi, Letta e Romani anche i ministri dell'Economia, Giulio Tremonti e del Welfare, Maurizio Sacconi.

Marchionne ha promesso un piano di investimenti da 20 miliardi per l'Italia ma al momento si sa che sarà investito un miliardo per Mirafiori e 700 milioni a Pomigliano. Il manager si è spesso lamentato della difficoltà di fare impresa in Italia e con la costituzione delle due Newco ha determinato la creazione di un contratto auto fuori da quello nazionale.

Fiat detiene il 25% di Chrysler e potrà salire al 51% una volta rimborsati integralmente i debiti con i governi Usa e canadese.