4 febbraio 2011 / 14:39 / tra 7 anni

PUNTO 3 - Federalismo, Quirinale non emana decreto, irricevibile

* Per Napolitano iter non è stato perfezionato

* Bossi promette presto relazione a Parlamento

* Per Berlusconi è “fatto procedurale”

(Aggiorna con dichiarazione Berlusconi, comunicato Fini-Schifani su composizione Bicamerale)

di Giuseppe Fonte

ROMA, 4 febbraio (Reuters) - Il Quirinale non ha emanato il decreto legislativo sul federalismo municipale ritenendolo “irricevibile”.

In una lettera inviata al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano motiva la decisione spiegando che con “tutta evidenza” non si è completato il percorso parlamentare del decreto.

Scoppia quindi un nuovo scontro istituzionale che potrebbe indebolire ulteriormente il governo di Silvio Berlusconi, già in bilico dopo la rottura con Gianfranco Fini che lo ha privato di un‘ampia maggioranza. Ma il premier, da Bruxelles, ostentando serenità, ha detto che la decisione del Colle “è un fatto procedurale” e che ora “si va in Parlamento”.

La Lega per ora media e in una nota quasi contemporanea a quella del Quirinale parla di una “lunga e cordiale” telefonata fra il leader del Carroccio Umberto Bossi ed il capo dello Stato. Il comunicato aggiunge che il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, riferirà in Parlamento sul federalismo.

NAPOLITANO: NON CORRETTO RAPPORTO TRA ISTITUZIONI

La mossa del Colle arriva dopo che ieri il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto sul fisco comunale nello stesso testo previsto dal parere respinto in commissione bicamerale.

Napolitano spiega nella lettera che “non sussistono le condizioni per procedere alla richiesta emanazione, non essendosi con tutta evidenza perfezionato il procedimento” previsto dalla delega sul federalismo.

La legge infatti sancisce l‘obbligo per il governo di rendere comunicazioni alle Camere prima di una possibile approvazione definitiva del decreto, in una versione diversa dagli orientamenti del Parlamento.

“Decorsi trenta giorni dalla data della nuova trasmissione, i decreti possono comunque essere adottati in via definitiva dal governo”, stabilisce la delega.

Pertanto, il capo dello Stato ha comunicato al presidente del Consiglio di “non poter ricevere, a garanzia della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza, il decreto approvato ieri dal governo”.

Nella lettera, pubblicata sul sito del Quirinale, il capo dello Stato dice inoltre che “non giova ad un corretto svolgimento dei rapporti istituzionali la convocazione straordinaria di una riunione del governo senza la fissazione dell‘ordine del giorno e senza averne preventivamente informato il presidente della Repubblica, tanto meno consultandolo sull‘intendimento di procedere all‘approvazione definitiva del decreto legislativo”. Intanto, stasera, il presidente del Senato Renato Schifani e quello della Camera Gianfranco Fini hanno diffuso una nota comune per dire che sono pronti a verificare la composizione della commissione bicamerale sul federalismo, che ieri, con un voto pari tra maggioranza e opposizione, ha di fatto bocciato il testo del centrodestra. La composizione della “bicameralina”, cambiata dopo il passaggio all‘opposizione dei finiani, aveva infatti provocato le proteste di Pdl e Lega.

TREMONTI PARLA DI RIFORMA EPOCALE MA GLISSA SU FIRMA COLLE

In mattinata il ministro dell‘Economia, Giulio Tremonti, aveva difeso il decreto parlando di una “riforma epocale” che pone le basi per ridurre, anziché aumentare, la pressione fiscale.

Incontrando i cronisti a Palazzo Chigi, Tremonti aveva cercato di spostare il dibattito sul federalismo dallo scontro tra maggioranza e opposizione alle conseguenze di lungo periodo del federalismo.

Tremonti aveva evitato di rispondere alla domanda dei cronisti se Napolitano avrebbe promulgato il decreto, lasciando la parola a Calderoli. Da parte sua il ministro della Semplificazione aveva espresso parole di apprezzamento per il sostegno dato dal Colle al federalismo, se “non sotto gli aspetti della forma sotto gli aspetti del contenuto”.

Secondo una ricerca del Censis oltre quattro italiani su dieci temono che il federalismo aumenti la pressione fiscale. Il decreto sul fisco municipale sblocca infatti da subito le addizionali comunali, che potranno salire allo 0,4% nei comuni attualmente sotto questa soglia.

Tremonti ha invitato a guardare lontano: “La logica dello zero virgola riguarda 2011 e 2012. Noi non stiamo facendo una Finanziaria ma una riforma. Il problema della riforma è il prossimo decennio”.

PD PARLA DI COLPO DI MANO. IDV CHIEDE DI ANDARE AL VOTO

Dure critiche arrivano dalle opposizioni al governo dopo la decisione del Quirinale. A cominciare dal Pd che parla di “un‘ennesima forzatura politica e istituzionale” dell‘esecutivo.

“Il governo, ieri sera, con un colpo di mano ha dato il via al decreto sul federalismo municipale e ora, per obbedire a Bossi, sta parlando, in una propagandistica conferenza stampa, di ‘svolta storica’ per un federalismo che, invece, aumenta le tasse e non dà autonomia impositiva ai comuni”, dice Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd.

Antonio Di Pietro, leader dell‘Italia dei valori, dice che “il Paese si sta avviando verso un pericoloso regime”.

“Per il bene del paese si restituisca subito la parola ai cittadini”, aggiunge Di Pietro.

Linza Lanzillotta, parlamentare dell‘Api e membro della bicamerale, rilancia la richiesta “di inserire nel decreto Milleproroghe un rinvio del termine della delega sul federalismo” per riavviare il percorso parlamentare del decreto.

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below