February 1, 2011 / 2:57 PM / 6 years ago

Federalismo, la maggioranza media ma opposizioni ribadiscono no

5 IN. DI LETTURA

* Da presidente bicamerale tre proposte di modifica

* Per opposizioni si tratta di modifiche insufficienti

* Resta rebus di un voto di pareggio

di Giuseppe Fonte

ROMA, 1 febbraio (Reuters) - Le opposizioni ribadiscono il no al federalismo municipale nonostante il nuovo tentativo di mediazione della maggioranza in vista del voto di giovedì 3 febbraio, dal quale la Lega Nord potrebbe far dipendere il destino della legislatura.

Il presidente della commissione bicamerale, il senatore del Pdl Enrico La Loggia, ha portato oggi sul tavolo tre proposte di modifica al parere sul decreto legislativo.

In primo luogo, La Loggia ha proposto un emendamento al parere che impone il coordinamento tra il decreto sul federalismo comunale e quello sul fisco regionale. Inoltre, il presidente della bicamerale ha proposto di inserire nel parere due "osservazioni". Con la prima ha invitato il governo a far sì che l'annunciata riforma fiscale porti a un calo della pressione tributaria. Con la seconda ha chiesto che l'esecutivo tenga conto delle famiglie, soprattutto se numerose.

Troppo poco per Pd e Terzo polo (Fli, Udc, Mpa e Api), ma anche per l'Italia dei valori.

"Piccoli aggiustamenti che non mutano la sostanza, un'escamotage banale che è offensivo e dimostra la debolezza del decreto", dice Gian Luca Galletti (Udc) a nome del terzo polo.

"Restiamo convinti della nostra contrarietà, visto che la pressione fiscale aumenta. Domani ci sarà l'assemblea dei gruppi che farà una valutazione politica", dice Francesco Boccia (Pd), per il quale la tassa di scopo, ossia l'imposte che i comuni potranno istituire per finanziarie opere pubbliche, è una vera e propria patrimoniale.

Anche Felice Belisario, dell'Italia dei valori, resta contrario al decreto.

La Loggia si è comunque augurato che "ci possa essere una valutazione più positiva delle opposizioni". E per non chiudere la porta al confronto fino all'ultimo minuto utile, in accordo con il governo, ha accolto o sollecitato la trasformazione in osservazioni di circa metà dei 65 emendamenti presentati in buona parte dalle opposizioni.

Ma anche qui la risposta è negativa. Dice ancora Galletti: "La maggior parte dei nostri emendamenti sono stati respinti salvo passaggi di poco conto. Se il sistema è quello di addolcire la pillola con questo escamotage delle osservazioni non ci siamo".

15 Contro 15

Resta sempre da sciogliere il nodo su cosa possa succedere nel caso, che pare probabile, di parità nel voto di giovedì, anche se il parere sul decreto non vincola formalmente il governo.

La commissione bicamerale è formata infatti da trenta parlamentari. Il Pdl conta 11 voti certi (considerando anche La Loggia che non intende astenersi), la Lega altri tre. Dovrebbe votare a favore del parere di maggioranza anche la senatrice della Sudtiroler Volkspartei, Helga Thaler, arrivando così a un totale di 15.

Tuttavia, anche le opposizioni dispongono di 15 parlamentari: 10 del Pd, quattro del terzo polo più Belisario dell'Idv.

Il regolamento della bicamerale prevede che in caso di pareggio il parere sia "respinto", dizione che La Loggia interpreta come "non espresso". In questo caso, non essendoci una vera bocciatura, secondo La Loggia il decreto potrebbe tornare in Consiglio dei ministri per l'approvazione definitiva.

Secondo il terzo polo, invece, se la commissione non esprime un parere positivo il governo può approvare in Consiglio dei ministri il decreto, ma solo nella versione originale del 4 agosto. Dovrebbero saltare quindi tutte le modifiche concordate con l'Anci, l'associazione dei comuni italiani, al termine di un difficile confronto politico durato intere settimane.

A complicare la situazione ieri ci si è messo anche il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che per aggirare l'eventuale mancato via libera della commissione, ha proposto un voto politico "in aula" sull'ultima versione del decreto presentata dal governo.

A dirimere la questione dovrebbero essere i presidenti di Camera e Senato, ai quali La Loggia ha chiesto un parere "insindacabile". Ma da quanto spiega una fonte politica, il parere arriverà solo dopo il voto di giovedì per non influenzare il voto della commissione.

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