Ue d'accordo con Germania su riforme stato sociale - stampa

martedì 1 febbraio 2011 10:20
 

BERLINO, 31 gennaio (Reuters) - La Commissione europea e l'Ungheria, presidente di turno dell'Unione europea, sostengono il Cancelliere tedesco Angela Merkel che ha chiesto riforme più severe in Europa per i sistemi di sicurezza sociale generosi in modo da migliorare la competitività dell'Ue.

Lo riporta il Financial Times Deutschland in un commento firmato oggi dal Commissario europeo per gli Affari economici e monetari Olli Rehn.

"Gran parte [della proposta tedesca] rieccheggia i commenti che [la Commissione Ue] ha fatto nel documento sulla crescita", ha detto Rehn.

Nella sua indagine annuale sulla crescita pubblicata il 12 gennaio la Commissione ha chiesto agli stati membri di aumentare il proprio potenziale di crescita riformando i sistemi pensionistici, correggendo gli squilibri, aumentando il tasso di occupazione al 75% e rivedendo le clausole di indicizzazione dei salari.

Come proposto da Merkel, la Coommissione preme per un aumento dell'età pensionabile, che potrebbe essere agganciata all'aspettativa di vita.

Bruxelles vorrebbe anche introdurre una base d'imposta comune per la tassazione delle imprese e un approccio coordinato per tassare il sistema finanziario.

I leader europei puntano a un pacchetto completo di misure contro la crisi del debito della zona euro entro marzo, che includa un rafforzamento del fondo di salvataggio della zona euro, una riforma del Patto di stabilità, specifici impegni sulle riforme e modifiche ai piani di salvataggio per Grecia e Irlanda.

Il segretario di Stato del ministero dell'Economia ungherese Zoltan Csefalvay ha detto che Budapest sostiene la proposta tedesca che ogni paese della zona euro adotti una regola costituzionale che imponga il pareggio di bilancio, con una misure simile a quella della Germania.

Separatamente, secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Handelsblatt, il ministro dell'Economia tedesco Rainer Bruederle chiede che i paesi della zona euro misurino la loro competitività internazionale nei confronti dei loro rivali asiatici e non solo dei partner europei.