Italia, Fmi vede deficit sopra 3%, debito a 120% Pil in 2012

giovedì 27 gennaio 2011 17:06
 

MILANO, 27 gennaio (Reuters) - Il Fondo monetario internazionale peggiora marginalmente le proprie attese sui conti pubblici dell'Italia e torna a chiedere ai paesi della zona euro piani di consolidamento fiscale che si spingano più in là nel tempo, per rassicurare i mercati ancora decisamente in tensione.

Lo si legge nell'aggiornamento del Fiscal Monitor, il rapporto Fmi sulle finanze pubbliche dei paesi del Gruppo dei Venti.

Nella tabella di aggiornamento, il Fondo indica per l'Italia un deficit di 4,3% del Pil quest'anno e di 3,5% il prossimo (da 4,3% e 3,4% del report di novembre). Il Fondo è quindi più cauto del governo che si è impegnato con le istituzioni europee a ridurre il deficit al 2,7% del Pil entro il 2012.

L'Fmi vede il debito in salita da 118,7% del Pil atteso per fine 2010 a 120,1% quest'anno, livello a cui rimarrà fermo l'anno prossimo (a novembre le stime erano a 119,7% per entrambi gli anni).

Nella decisione di finanza pubblica il governo aveva indicato gli obiettivi di 119,2% e 117,5% per il debito/Pil quest'anno e il prossimo.

Al di là delle cifre, parlando dei paesi della zona euro, il Fondo riconosce come il severo giudizio del mercato stia portando a misure fiscali restrittive in diversi paesi, ma chiede di guardare più in là.

"Tutto sommato i rischi sovrani rimangono elevati e, in alcuni casi, sono aumentati rispetto a novembre, sottolineando la necessità di piani di consolidamento di medio-termine più robusti e specifici", dice il Fondo monetario nel rapporto preparato dal dipartimento guidato da Carlo Cottarelli.

Ribadendo quanto detto più volte dal presidente Dominque Strauss-Kahn, il rapporto chiede alla zona euro "un approccio più completo per la gestione delle crisi" che possa spezzare il legame tra i problemi fiscali e la fragilità finanziaria e che riduca i rischi di contagio tra i paesi.

A livello globale, il Fiscal Monitor sottolinea come il ritmo del consolidamento fiscale quest'anno stia rallentando in alcuni dei paesi chiave del G20 nonostante il miglioramento delle prospettive economiche mondiali e cita come esempi Stati Uniti e Giappone.   Continua...