SINTESI 2 - Ruby, Berlusconi al Quirinale, nega dimissioni

martedì 18 gennaio 2011 21:01
 

(aggiunge dichiarazioni fonte Quirinale)

ROMA, 18 gennaio (Reuters) - E' durato quasi un'ora questo pomeriggio il colloquio al Quirinale fra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Il Cavaliere esclude sue dimissioni.

Monta intanto il dibattito sul caso Ruby con le opposizioni che chiedono le dimissioni del premier mentre alla giunta per le autorizzazioni della Camera si registra una frenata sui tempi della richiesta di autorizzazione per la perquisizione dello studio di Giuseppe Spinelli, ragioniere di Berlusconi, presentata dalla procura di Milano.

Ma Berlusconi sul caso dice di essere "assolutamente sereno, mi sto divertendo". E sulla richiesta di dimissioni aggiunge rispondendo ai cronisti che lo attendevano in serata alla Camera dove partecipa ad una riunione con il gruppo Pdl: "Non faccio gestacci. Ma siete matti?". I cronisti gli hanno chiesto dell'incontro del Quirinale e lui ha detto: "Chiedete al capo dello Stato". I cronisti, insistendo, hanno richiesto se si dimette e lui: "Chi? Io o il capo dello Stato?"

QUIRINALE SU RUBY: PAESE TURBATO, INCHIESTA SIA RAPIDA

Il Colle ha inviato una scarna nota per dare notizia dell'incontro. Nessun riferimento nel testo a un incontro programmato in vista delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, a differenza di quanto riportato da alcuni media. In serata poi una fonte del Quirinale ha spiegato che l'incontro tra presidente e premier è durato 50 minuti, e che "Berlusconi ha ripetuto la sua posizione (sulla vicenda Ruby) ma non ha chiarito che cosa farà". "Napolitano ha ribadito che si faccia chiarezza fino in fondo nelle sedi istituzionali proprie secondo le procedure dello stato di diritto", ha detto la fonte.

Il capo dello Stato stamattina aveva esortato la magistratura a verificare al più presto le accuse di concussione e prostituzione minorile contestate a Berlusconi nell'inchiesta della procura di Milano.

Il presidente della Repubblica si è detto consapevole "del turbamento dell'opinione pubblica dinanzi alla contestazione - da parte della procura della Repubblica di Milano al presidente del Consiglio - di gravi ipotesi di reato, e dinanzi alla divulgazione di numerosi elementi riferiti ai relativi atti d'indagine".

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