18 gennaio 2011 / 18:14 / 7 anni fa

SINTESI 2 - Ruby, Berlusconi al Quirinale, nega dimissioni

(aggiunge dichiarazioni fonte Quirinale)

ROMA, 18 gennaio (Reuters) - E’ durato quasi un‘ora questo pomeriggio il colloquio al Quirinale fra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Il Cavaliere esclude sue dimissioni.

Monta intanto il dibattito sul caso Ruby con le opposizioni che chiedono le dimissioni del premier mentre alla giunta per le autorizzazioni della Camera si registra una frenata sui tempi della richiesta di autorizzazione per la perquisizione dello studio di Giuseppe Spinelli, ragioniere di Berlusconi, presentata dalla procura di Milano.

Ma Berlusconi sul caso dice di essere “assolutamente sereno, mi sto divertendo”. E sulla richiesta di dimissioni aggiunge rispondendo ai cronisti che lo attendevano in serata alla Camera dove partecipa ad una riunione con il gruppo Pdl: “Non faccio gestacci. Ma siete matti?”. I cronisti gli hanno chiesto dell‘incontro del Quirinale e lui ha detto: “Chiedete al capo dello Stato”. I cronisti, insistendo, hanno richiesto se si dimette e lui: “Chi? Io o il capo dello Stato?”

QUIRINALE SU RUBY: PAESE TURBATO, INCHIESTA SIA RAPIDA

Il Colle ha inviato una scarna nota per dare notizia dell‘incontro. Nessun riferimento nel testo a un incontro programmato in vista delle celebrazioni per i 150 anni dell‘Unità d‘Italia, a differenza di quanto riportato da alcuni media. In serata poi una fonte del Quirinale ha spiegato che l‘incontro tra presidente e premier è durato 50 minuti, e che “Berlusconi ha ripetuto la sua posizione (sulla vicenda Ruby) ma non ha chiarito che cosa farà”. “Napolitano ha ribadito che si faccia chiarezza fino in fondo nelle sedi istituzionali proprie secondo le procedure dello stato di diritto”, ha detto la fonte.

Il capo dello Stato stamattina aveva esortato la magistratura a verificare al più presto le accuse di concussione e prostituzione minorile contestate a Berlusconi nell‘inchiesta della procura di Milano.

Il presidente della Repubblica si è detto consapevole “del turbamento dell‘opinione pubblica dinanzi alla contestazione - da parte della procura della Repubblica di Milano al presidente del Consiglio - di gravi ipotesi di reato, e dinanzi alla divulgazione di numerosi elementi riferiti ai relativi atti d‘indagine”.

GIUNTA AUTORIZZAZIONI FRENA, VERSO TEMPI LUNGHI

E’ intanto convocata per domani mattina la Giunta per le autorizzazioni della Camera, chiamata a dare il via libera alla perquisizione di alcuni uffici del premier, ma la maggioranza è orientata a rallentare il ruolino di marcia ed a chiedere altro tempo per esaminare il dossier.

“Il relatore Antonio Leone mi sembra orientato a chiedere l‘aggiornamento della seduta”, ha detto il presidente della Giunta Pierluigi Castagnetti, che domani alle 9,30 aprirà la riunione.

“Domani chiederemo un termine per poter valutare le carte e credo che la richiesta sarà fatta anche da altri gruppi”, ha aggiunto Maurizio Paniz, avvocato del Pdl e membro della Giunta.

La Giunta potrebbe autorizzare le perquisizioni, negarle, oppure dichiarare irricevibile la richiesta, ritenendo la procura di Milano incompetente perché l‘inchiesta spetterebbe al tribunale dei ministri di Roma -- come sostengono già da ora gli avvocati del premier riguardo al reato contestato di concussione.

“La Giunta potrebbe su questo punto sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale, ma non penso che i difensori ne abbiano interesse, hanno già tante altre strade a disposizione”, ha aggiunto Paniz, che ha detto di avere letto le 389 pagine di atti inviati dai pm di Milano con i dettagli dell‘inchiesta, tra cui diverse intercettazioni.

Il conflitto di attribuzioni non bloccherebbe l‘inchiesta milanese, ma “se fosse riconosciuta la competenza del tribunale dei ministri, l‘inchiesta ripartirebbe da zero”, ha detto Paniz, secondo il quale dall‘esame delle carte non emerge alcuna ipotesi di reato per il premier mentre la procura lo ha inquisito per concussione e prostituzione minorile.

La procura di Milano sostiene che diverse giovani donne, tra cui la ballerina minorenne El Mahroug Karima, detta Ruby, “si sono prostituite con Silvio Berlusconi, presso le sue residenze, dietro corrispettivo di pagamento in denaro da parte di quest‘ultimo”, come si legge nella richiesta di autorizzazione spedita alla Camera.

CASINI E BERSANI CHIEDONO DIMISSIONI. FLI: MEGLIO IL VOTO

Secondo il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ed il leader dell‘Udc Pier ferdinando Casini il premier dovrebbe dimettersi. Secondo Adolfo Urso del Fli a questo punto meglio sarebbe andare al voto. Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria, non si esprime sulle dimissioni ma dice che al Paese serve un “governo che governi”.

“Io credo che non serva più minimizzare quello che sta uscendo e neanche prendersela con la magistrautra perché ormai siamo alla sostanza e non più alla forma. Io, se fossi il presidente del Consiglio, valuterei con molta serenità l‘ipotesi di fare un passo indietro, che credo potrebbe servire anche a rilanciare la sua coalizione e far sì che nella politica italiana si passi a discutere dei problemi degli italiani e non sempre e solo dei problemi di Berlusconi”, ha detto Casini.

“La nostra situazione vista dal mondo segna un allarme rosso. Credo che Berlusconi debba togliersi dall‘imbarazzo e togliere l‘Italia dall‘imbarazzo andando a difendersi davanti ai giudici da dimissionario e di affidarsi per il resto al presidente della Repubblica e al Parlamento”, ha detto il segretario del Pd.

Alberto Sisto e Roberto Landuccida Roma; Roberto Bonzio e Stefano Rebaudo da Milano

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