20 dicembre 2010 / 14:06 / 7 anni fa

PUNTO 2-Italia, ad anziani 50% spesa sociale, a famiglie 4,5%

(Aggiunge dettagli in coda)

ROMA, 20 dicembre (Reuters) - Nel 2007 l‘Italia ha destinato solo il 4,5% della spesa di protezione sociale alla famiglia, a fronte del 49,1% a favore degli anziani.

È quanto emerge dalle tavole allegate al rapporto Istat sulla coesione sociale che è stato diffuso oggi.

L‘Istat fornisce anche un quadro comparato a livello comunitario, dal quale si desume che i Paesi aderenti alla zona euro hanno destinato nello stesso anno il 7,6% in media alla famiglia e il 37,9% alla vecchiaia.

Lo squilibrio degli stanziamenti verso gli anziani risulta confermato anche rispetto al confronto con i singoli più importanti Paesi europei. La Germania destina alla famiglia il 10,2% contro il 34,1% a favore della vecchiaia, la Francia ha percentuali pari a 8,1 e a 36,8%, la Spagna 5,9 e 31,1%. La parte del leone nelle prestazioni la fanno naturalmente le pensioni, che nel 2009 hanno drenato risorse pari a 235,759 miliardi su un totale di 402,189 miliardi (58,6%). La spesa in assistenza (soprattutto pensioni sociali, di guerra, invalidità civili, assegni a non vedenti e non udenti) ammontavano nel 2009 a 25,697 miliardi.

I sussidi alla disoccupazione (che con l‘esplosione della crisi risulta molto più alta tra i giovani) ammontavano nel 2009 a 11,576 miliardi, il 2,88% del totale della spesa di protezione sociale.

UN GIOVANE SU CINQUE NÉ LAVORA NÉ STUDIA

I sussidi alla disoccupazione sono uno strumento di welfare diverso dalla cassa integrazione, i cui beneficiari per la legge italiana sono solo temporaneamente sospesi dal lavoro ma non formalmente disoccupati.

Lo spaccato fotografato da Istat conferma che i giovani sono molto meno protetti rispetto ad adulti e anziani in caso di rischio occupazionale.

Nel 2009, la quota di beneficiari della cassa integrazione guadagni ordinaria tra i 20 e i 24 anni ammonta al 3,8% del totale, all‘8,7% nella fascia 25-29 anni. La categoria più assicurata dalla cig è la fascia 40-49 anni, cui va il 33,5% del totale.

Se si guarda alla cig straordinaria (comprensiva anche della cassa in deroga), alla fascia 20-29 anni va il 9,7% degli assegni, contro il 35,2% della fascia 40-49.

La condizione difficile dei giovani emerge anche da un altro dato: più di due milioni di italiani fra i 15 e i 29 anni, il 21,2% del totale, non lavora né studia.

Istat li chiama “Neet”, acronimo di not in education, employment or training (né studiano, né lavorano né fanno formazione) e sono molto più numerosi nel Mezzogiorno: 30,3% contro il 14,5% del Nord e il 16,1% del Centro.

I giovani italiani sono messi peggio anche in confronto agli altri Paesi europei. Con un tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni pari nel 2009 al 25,4%, l‘Italia fa meglio solo di Spagna (37,8%) e Grecia (25,8%), ma si piazza quasi sei punti sopra la media della Zona euro al 19,5%.

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