9 dicembre 2010 / 10:51 / 7 anni fa

Giappone verso riduzione tasse a imprese di 5 punti dal 40%

TOKYO, 9 dicembre (Reuters) - Il governo giapponese probabilmente ridurrà l‘aliquota dell‘imposta sulle società per migliorarne la competitività, sebbene gli economisti ritengano che saranno necessari ulteriori tagli per avere un impatto significativo sull‘economia.

Il comitato fiscale del governo sta discutendo sia delle imposte sulle società, sia di altre politiche fiscali questa settimana.

Il gabinetto del primo ministro Naoto Kan, che ha detto fin all‘inizio dell‘anno di voler abbassare le imposte sulle società, probabilmente approverà il progetto definitivo il 14 dicembre.

Il ministero del Commercio e dell‘economia, nonché la maggiore lobby industriale, nota come Keidanren, sono a sostegno di una riduzione di 5 punti percentuali dell‘aliquota effettiva di circa il 40%. Ma gli economisti e gli investitori dicono che il governo dovrebbe abbassare le tasse gradualmente al 30% o 20% per aumentare significativamente gli investimenti interni.

Ulteriori tagli potrebbero essere difficili, ed i benefici potrebbero essere elusivi. Il governo è alle prese con un consistente debito e sta cercando di compensare le mancate entrate.

“Il ministero del Commercio e la Keidanren vogliono iniziare con un taglio di 5 punti, ma spero che le aliquote fiscali verranno ridotte ulteriormente in futuro”, ha detto Yasuo Yamamoto, economista senior presso l‘istituto di Ricerca Mizuho a Tokyo. “Potrebbe essere una buona politica. Ci sono aree dove si può ottenere maggiore gettito fiscale per sostituire una parte di ciò che si perde, ma ciò potrebbe portare ad un netto aumento delle imposte per le piccole imprese.”

Ruducendo il carico fiscale alle imprese di 5 punti percentuali si dovrebbero aggiungere 14.400 miliardi di yen, pari a 2,6 punti percentuali, al prodotto interno lordo nei prossimi tre anni, poichè le aziende investiranno di più in casa, pensandoci due volte prima di spostare operazioni all‘estero, secondo il ministero del Commercio.

Secondo gli economisti queste stime sono troppo ottimistiche.

Il contributo al flusso di cassa delle imprese e ai profitti sarebbe chiaro, ma le società hanno una minore propensione ad investire di quanto avevano in passato in quanto l‘invecchiamento della popolazione sta attenuando le prospettive di domanda interna, secondo Seiji Shiraishi, economista capo presso HSBC Securities di Tokyo.

Una aliquota fiscale effettiva del 35% sarebbe ancora superiore al 28% della Gran Bretagna, al 29,4% della Germania e al 24,2% della Corea del Sud, che sta guadagnando quote di mercato all‘estero nei settori auto ed elettronica, a spese del Giappone.

Un taglio delle tasse una tantum non può fare molto per scoraggiare le aziende che vanno all‘estero per sfruttare la domanda nei mercati emergenti, Shiraishi ha detto.

“Penso che il governo otterrebbe molto rapidamente un enorme impatto se dovesse andare dal 40% al 25%”, dice Brian Heywood, chief executive officer di Taiyo Partners Pacifico, che ha circa 2 miliardi di dollari investiti in titoli azionari giapponesi e ha sede nello ststo di Washington.

Un taglio di tali dimensioni darebbe spinta di ritorno in Giappone di circa 2 punti percentuali, ha aggiunto.

Secondo un sondaggio Reuters condotto tra 217 imprese in novembre e dicembre, il 63% ha detto che non cambierebbe i propri piani di assunzione o di investimento in risposta a una riduzione dell‘imposta di 5 punti percentuali perché la domanda dei mercati emergenti è più importante dell‘aliquota d‘imposta.

Il governo perderebbe circa 1,500 miliardi di yen di gettito e ciò deve essere compensato per raggiungere gli obiettivi di indebitamento il prossimo anno fiscale e ridurre l‘onere del debito, secondo il ministero delle Finanze.

Nell‘esercizio 2008/09 il 71,5% delle aziende giapponesi non ha pagato le tasse perché in perdita, secondo i dati del ministero delle Finanze.

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