Ecofin: riforma patto Ue attende di nuovo Tremonti a Bruxelles

venerdì 3 dicembre 2010 18:51
 

MILANO, 3 dicembre (Reuters) - A Bruxelles, lontano dal nervosismo che avvolge i palazzi romani in vista del voto di sfiducia di metà dicembre, il ministro dell'Economia italiano Giulio Tremonti avrà poche distrazioni e dovrà confrontarsi nuovamente con quei parametri europei ai quali molte volte si è detto allergico.

Tra ministri dell'Eurogruppo lunedì e tra i ventisette Ue martedì verranno discussi, infatti, i progressi nella riforma del patto di stabilità a una settimana dal verdetto del parlamento che potrebbe aprire la crisi politica per l'esecutivo di Silvio Berlusconi.

Numerosi gli elementi lasciati in bianco sul documento per la riforma del patto di stabilità a cura della task force che andranno riempiti. Tra questi, il parametro per valutare la velocità di riduzione di un debito superiore al 60% del Pil, i fattori che condizioneranno il percorso di un paese verso l'obiettivo di bilancio di medio termine e le variabili economiche per valutare eventuali squilibri di un paese rispetto alla zona euro.

Su molti di questi non si è finora visto un accordo tra i ministri, ma per l'Italia tornare a parlare di velocità di riduzione del debito potrebbe essere come spargere sale sulle ferite dopo le forti oscillazioni dei mercati questa settimana e il monito a mezza voce dalla Commissione - con le stime di autunno - su una manovra aggiuntiva nei prossimi anni.

"A Bruxelles i ministri riprenderanno a discutere della riforma del patto di stabilità, ad esempio va definito il parametro relativo alla velocità di riduzione del debito", riferisce una fonte europea.

"Sul tavolo dei ministri torneranno i parametri numerici proposti dalla Commissione, cioè per il debito si riparlerà di una riduzione di un ventesimo ogni anno del gap tra lo stock effettivo e il target del 60%", dice la fonte.

Difficile si arrivi a decisioni finali a breve su questo punto ma per l'Italia, che chiuderà il 2010 con un debito a un soffio da 120% del Pil, si tratterà di un poco gradito 'deja-vu', dopo che, a fine settembre, la pubblicazione della proposta di riforma da parte della Commissione aveva sollevato preoccupazioni e critiche. Un'applicazione senza distinguo di questo criterio equivarrebbe a imporre all'Italia un calo del debito di quasi 3% del Pil l'anno almeno nella parte iniziale del percorso di risanamento.

Ma il diavolo è nei dettagli - "the devil is the details" - sottolinea la fonte europea, spiegando che "oltre al parametro che verrà scelto per valutare la riduzione del debito saranno cruciali tutti gli elementi di contorno come l'anno di applicazione delle nuove norme, il periodo su cui valutare il percorso di rientro e le attenuanti che permetteranno di tagliare il debito più lentamente...".

Nonostante l'accordo di domenica sul piano di salvataggio per l'Irlanda, il mercato ha strapazzato l'euro e i titoli di Stato periferici. Il differenziale di rendimento tra i Btp e i Bund tedeschi a dieci anni è salito fino a un nuovo massimo dall'introduzione dell'euro a 220 punti base sulla piattaforma di scambi TradeWeb per poi rientrare oggi a 150 centesimi in mercati più pacati.   Continua...