24 novembre 2010 / 15:02 / tra 7 anni

PUNTO 2 - Legge Stabilità, governo tenta la blindatura in Senato

(Aggiunge dettagli al quarto paragrafo)

di Giuseppe Fonte

ROMA, 24 novembre (Reuters) - Il governo cerca di blindare la legge di Stabilità in Senato ma all‘avvio dei lavori le pressioni dei parlamentari per introdurre modifiche cominciano già a farsi sentire.

A dare l‘altolà in commissione Bilancio ci ha pensato questa mattina il sottosegretario all‘Economia Luigi Casero, che ai senatori ha detto: “L‘esecutivo non intende introdurre modifiche in Senato”.

Il calendario dei lavori prevede il via libera di Palazzo Madama entro l‘8 dicembre, tempo utile per modificare la legge di Stabilità e consentire una rapida terza lettura a Montecitorio tra giovedì 9 e venerdì 10 dicembre.

Prolungare oltre l‘esame non è possibile: lunedì 13 e martedì 14 Camera e Senato sono impegnate nel dibattito e nel voto delle mozioni di fiducia al governo.

Sebbene ci siano margini sufficienti il governo si mostra restio alle richieste dei senatori - compresi quelli di maggioranza - perché teme un nuovo “assalto alla diligenza” sul modello della vecchia Finanziaria.

RELATORE TANCREDI: ALLA CAMERA ANDATI “OLTRE”

La legge di Stabilità doveva superare il vaglio del Parlamento senza modifiche sostanziali, stando alle originarie intenzioni del governo.

Ciò nonostante, solo durante il passaggio alla Camera nel provvedimento sono confluite nuove misure del valore di 5,8 miliardi: dai fondi all‘editoria alle emittenti locali passando per le scuole e le università non statali.

Interventi di “notevole interesse” ma che sono andati “oltre i limiti di contenuto propri della legge di Stabilità”, come ha rimarcato il relatore in commissione Bilancio del Senato, Paolo Tancredi.

Su tutto incombe la crisi dell‘Irlanda e le sue potenziali ricadute, ma anche la crisi politica tutta italiana innescata dallo scontro tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini.

“L‘Italia ha bisogno di tutto fuorché di qualcosa che non sia la stabilità di governo”, ha detto oggi Berlusconi rimarcando che il prossimo anno l‘Italia dovrà collocare nuovo debito pubblico sul mercato per circa 250 miliardi.

UDC PREME PER RIPRISTINARE I FONDI AL CINQUE PER MILLE

Uno dei nodi tuttora aperti riguarda il cinque per mille: rispetto ai 400 milioni stanziati negli anni scorsi, per il 2011 i fondi previsti sono solo 100 milioni, il 75% in meno.

Inevitabili le proteste dal mondo del no profit: il Coordinamento italiano dei network internazionali, al quale aderiscono associazioni come Emergency, Amnesty international e Medici senza frontiere, ha lanciato un appello al quale hanno aderito finora oltre 100.000 persone.

Il primo partito ad accogliere in Senato le istanze del volontariato è l‘Udc, che annuncia un emendamento per portare le risorse complessive a 500 milioni.

La questione mette in imbarazzo il ministro dell‘Economia, Giulio Tremonti, che del cinque per mille è uno dei padri.

“L‘importo da me inizialmente previsto, pari a 400 milioni, è stato eroso da successive diverse scelte parlamentari”, ha scritto il ministro in una lettera al Fatto quotidiano in cui addebita ai deputati la responsabilità politica dei minori fondi.

Casero ha comunque ribadito l‘impegno a rifinanziare il cinque per mille “in uno dei primi provvedimenti utili, ad esempio nel Milleproroghe”, riferendosi al decreto che il governo emanerà a fine anno.

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