Basilea 3, rebus impatto perdite su crediti per banche e Tesoro

lunedì 22 novembre 2010 15:08
 

ROMA, 22 novembre (Reuters) - Le banche, in testa l'associazione bancaria, Bankitalia e il Tesoro stanno lavorando per sciogliere il rebus delle imposte differite attive (Dta) che con le nuove regole di Basilea rappresenta una mina da "miliardi di euro" per il sistema del credito italiano.

Il presidente dell'Abi Giuseppe Mussari, nel corso di un seminario a Gubbio nel fine settimana, ha chiarito i termini del problema. Le banche vorrebbero evitare di sottrarre dai patrimoni i miliardi di perdite da svalutazione che hanno accumulato negli anni senza poterle dedurre fiscalmente, il Tesoro non può permettersi di riconoscere quelle somme come credito d'imposta perché questo impatterebbe negativamente sulle entrate, facendo salire il deficit. Su questo dilemma si lavora in vista dell'entrata in vigore delle nuove regole a partire dal 2013.

"Si parla di miliardi di euro, perché sono anni di crediti svalutati che sono stati accantonati senza avere rilevanza fiscale. Negli anni si sono accumulati e ora è impensabile affrontare il problema sullo stock, perché significherebbe non pagare le tasse per anni, ma si può lavorare per renderlo compatibile con Basilea 3. Poi sui flussi si potrà intervenire quando sarà possibile, date le condizioni delle finanze pubbliche", ha sintetizzato Mussari spiegando in quale direzione su sta lavorando.

"Per le banche il trattamento fiscale delle perdite su crediti è una sorta di prestito a tasso zero fatto allo Stato", ha detto ricordando che la norma prevede la possibilità di dedurre fiscalmente solo una piccola parte della somma svalutata, ammortizzando il resto in 18 anni e quindi spalmando in un periodo così lungo il beneficio di pagare meno imposte.

Questa legislazione fiscale, peculiare per l'Italia che con un debito pubblico così grande non poteva permettersi cadute di gettito, rischia ora di sommare al danno fiscale per le banche italiane anche la beffa delle nuove regole di Basilea 3. A parte infatti una franchigia del 10%, quella somma di potenziale credito di imposta spalmato sui diciotto anni non viene riconosciuta e la relativa perdita deve essere sottratta al calcolo del patrimonio di vigilanza con cui si definiscono i nuovi ratio.

"La penalizzazione fiscale sulle perdite di crediti si traduce in una perdita di competitività per il sistema perché questa componente, con l'adozione di Basilea 3, comporta una decurtazione del patrimonio che si deve detenere a fronte degli attivi", ha spiegato il direttore Abi Enrico Granata. Ma di quanti soldi si tratta? Perché Abi e Bankitalia non perdono occasione per sottolineare questo problema?

E' difficile quantificare la dimensione di questo fenomeno per l'intero sistema, perché ogni banca ha diverse poste in bilancio interessate da questa fattispecie, non solo le svalutazione dei crediti. In una recente conference sulla trimestrale, per esempio, la banca Mps (BMPS.MI: Quotazione) ha detto che le Dta legate alla svalutazione dell'avviamento impattano con Basilea 3 in circa 2 miliardi di euro.

Nello stato patrimoniale consolidato a fine 2009 di Intesa San Paolo (ISP.MI: Quotazione) la voce attività fiscali vale 7,3 miliardi di cui 5,2 di imposte differite attive su 624 miliardi di attivo mentre Unicredit (CRDI.MI: Quotazione) nello stesso periodo ha 10,2 miliardi di deferred tax asset su 928 miliardi di totale dell'attivo.