SCHEDA - Governo, cosa può succedere dopo il ritiro di Fli e Mpa

lunedì 15 novembre 2010 16:51
 

 15 novembre (Reuters) - Come annunciato, il Fli di
Gianfranco Fini, seguito anche dal Mpa di Raffaele Lombardo, ha
ritirato stamani i propri esponenti dal governo, in contrasto
con Silvio Berlusconi di cui vuole le dimissioni. 
 Formalmente non si può ancora parlare di crisi di governo ma
l'esecutivo scricchiola sempre di più. E il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano ha deciso di incontrare domani i
presidenti di Camera e Senato per esaminare le scadenze in
Parlamento. Quali gli scenari possibili? 
 
 * DOMANI NAPOLITANO VEDE FINI E SCHIFANI
 Il Colle ha già detto nei giorni scorsi che nulla deve
mettere a repentaglio il via libera alla legge di stabilità che
dovrebbe essere licenziata entro dicembre.
 Dopo la convocazione dei presidenti delle Camere al
Quirinale domani pomeriggio sono state sconvocate le riunioni
dei capigruppo di Camera e Senato previste per domani che
avrebbero, fra l'altro, dovuto calendarizzare le mozioni - una
Pdl di sostegno al governo in Senato - e una di sfiducia - di Pd
e Idv alla Camera, ed esaminare la lettera di Berlusconi.
 Anche il Fli con l'Udc e l'Api hanno annunciato la
presentazione di una mozione di sfiducia.
 Berlusconi nel fine settimana ha scritto a Schifani e Fini
per annunciare che dopo la legge di Stabilità andrà prima in
Senato poi alla Camera per una verifica di governo.
 
 * BERLUSCONI RESISTE E NON SI DIMETTE
 Il ritiro della delegazione finiana dal governo non comporta
le dimissioni di Berlusconi che può procedere a un rimpasto (o
riaffidare le deleghe delle Politiche comunitarie) senza dover
passare dal voto parlamentare.
 Il premier, che stasera incontra nuovamente i vertici della
Lega, può decidere di resistere al suo posto e aspettare che sia
il Parlamento a sfiduciarlo. 
 Quello del Fli alla legge di Stabilità sarà infatti un "voto
tecnico": il suo voto ci sarà sul ddl ma non su eventuali
fiducie.
 
 * BERLUSCONI SFIDUCIATO DAL PARLAMENTO 
 Nel caso di un voto di sfiducia o di dimissioni, Berlusconi
rassegnerebbe il suo mandato nelle mani del presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano che avvierebbe le consultazioni
per verificare l'esistenza di una maggioranza in Parlamento. 
Tre le possibilità:  
 VOTO ANTICIPATO  
 - Napolitano, dopo aver verificato che non c'è alcuna
maggioranza, scioglie le Camere e si va al voto 70 giorni dalla
data di scioglimento, quindi presumibilmente nei primissimi mesi
del 2011 con l'attuale legge elettorale. Berlusconi ha anche
ipotizzato lo scioglimento di un solo ramo del Parlamento (solo
la Camera ad esempio se fosse solo la Camera a sfiduciarlo).
L'ipotesi è giudicata remota e comunque la scelta dipende sempre
da Napolitano.
 REINCARICO A BERLUSCONI 
 - Napolitano decide dopo le consultazioni di ridare
l'incarico a Berlusconi. In questo caso Berlusconi deve cercare
di formare un nuovo governo. Nel caso in cui ci riuscisse
andrebbe in Parlamento a chieder la fiducia, in caso contrario
rimetterebbe l'incarico, ridando la parola al capo dello Stato. 
 INCARICO A PERSONALITA' DIVERSA DA BERLUSCONI 
 - Napolitano può decidere di affidare un mandato esplorativo
(sia a un politico, a una figura istituzionale o a un tecnico)
per assumere ulteriori informazioni sulla situazione politica e
cercare di individuare possibili soluzioni da riferirgli.
 - Napolitano può decidere - verificato che non è possibile
ricostituire maggioranze stabili - di affidare un incarico per
formare un governo senza maggioranza ma che traghetti il Paese
fino alle elezioni anticipate. Anche in questo caso appare
difficile che Berlusconi sia il prescelto. 
 
 * BERLUSCONI SI DIMETTE PER UNA CRISI PILOTATA
 In questo caso il premier rimetterebbe il suo mandato nelle
mani del Capo dello Stato dopo avere ottenuto garanzie da Fini e
dai partiti di maggioranza che darebbero indicazione a
Napolitano di riaffidargli l'incarico. Napolitano ridarebbe così
l'incarico al Cavaliere per formare un nuovo governo. 
 La cosa appare complicata per una serie di motivi: in primo
luogo Fini fino adesso sembra voler sbarrare la strada a un
Berlusconi-bis per dare via al rinnovamento di leadership nel
centrodestra. 
 C'è poi il problema dell'Udc: il Fli lo vuole all'interno di
un nuovo governo e la Lega finora ha chiuso invece la porta ai
centristi. Oggi però, il ministro leghista dell'Interno Roberto
Maroni ha detto "vedremo" sul possibile ingresso dei centristi
nel governo.