Turnaround, 40% rischio distressed aziende fatturato 20-200 mln

lunedì 8 novembre 2010 16:51
 

MILANO, 8 novembre (Reuters) - Il 40% circa delle imprese italiane con ricavi compresi tra 20 e 200 milioni di euro è in potenziale condizione distressed.

E' quanto emerge dal primo rapporto del Turnaround Monitor (TaM), osservatorio sulle operazioni di ristrutturazione aziendale, attivato dall'Università Carlo Cattaneo-Luic di Castellanza (Varese), con il contributo di Orlando Italy, operatore di private equity focalizzato in "special situations".

Il rapporto, presentato nel corso di una conferenza stampa oggi a Milano, considera un campione di 6.704 imprese con ricavi che nel 2009 sono stati compresi fra 20 e 200 milioni. Di queste, 2.550 hanno un rapporto debito/Ebitda inferiore a 5 o negativo, sintomo di una situazione di difficoltà; 968 sono sottocapitalizzate; 277 imprese non hanno risorse per far fronte al pagamento degli interessi sul debito.

Le operazioni di turnaround censite dal 2004 al primo semestre di quest'anno sono state 33 e hanno rappresentato l'8% del totale dei deal di private equity nella prima parte del 2010 e il 16% nel 2009. Gli investimenti ancora in portafoglio, ha raccontato Jonathan Donadonibus del TaM, sono 24. Da notare che il 53% degli investimenti è avvenuto in mancanza di una procedura di tipo fallimentare, segno, secondo Donadonibus, che "il fondo arriva un po' prima della procedura di crisi".

Dal 2004 al 2009, le operazioni di turnaround hanno comportato un investimento medio di 12,3 milioni, in aziende con volume di ricavi medio di 32,5 milioni e un margine Ebitda del 4,2%.

Gli operatori specializzati in turnaround, emerge dal rapporto, hanno a disposizione equity per 700 milioni di euro, su un totale di 10 miliardi (compresi fondi paneuropei e captive) di potenza di fuoco del private equity che operano in Italia.

"Le imprese in distressed conclamato", ha spiegato Donadonibus, "rappresentano un fatturato aggregato di oltre 13 miliardi di euro, per una perdita netta di circa 1,5 miliardi nel 2009". Il 42% delle imprese distressed opera nel commercio all'ingrosso e al dettaglio.

Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi, l'associazione del private equity, ha sottolineato come il segmento del turnaround debba fare i conti con "la mentalità dell'imprenditore", che orgogliosamente si batte fino a che "non è il momento di portare i libri in tribunale".

Enrico Ceccato, managing partner di Orlando Italy, ha affermato che "le operazioni di riorganizzazione aziendale non sono da avvoltoi", aggiungendo che "gli strumenti della nuova legge (fallimentare) sono moderni, efficaci e veloci". Ceccato ha posto l'accento sulla "resistenza del mondo bancario" ad accettare che le aziende ricorrano ad operatori specializzati in turnaround e, parlando della normativa, ha detto che "forse è meglio" che, rispetto al Chapter 11 di matrice Usa, i creditori abbiano un ruolo limitato, per evitare che le banche rinviino il problema fino all'ultimo.