5 novembre 2010 / 15:07 / 7 anni fa

Italia, zona euro traccino piano per debito 60%-Cottarelli (Fmi)

* Italia deve puntare al target del 60% per riduzione debito

* Con debito sotto 60% aumento significativo Pil potenziale

di Francesca Landini

MILANO, 5 novembre (Reuters) - L'Italia deve puntare nel lungo periodo a ridurre il debito pubblico sotto la soglia del 60% del Pil come chiesto da Masstricht, elaborando già oggi un piano chiaro di lungo periodo per centrare questo target.

Raggiungere questo obiettivo, infatti, seppure significhi quasi dimezzare l'attuale debito/Pil di Roma, non è un miraggio e darebbe concreti vantaggi in termini di crescita, aumentando la crescita potenziale annua dell'Italia di 0,5 punti percentuali.

A sottolinearlo è Carlo Cottarelli, responsabile del dipartimento degli Affari Fiscali del Fondo monetario internazionale, il giorno dopo la pubblicazione del rapporto Fiscal Monitor sulle finanze pubbliche delle maggiori economie internazionali.

Se è vero che "in Italia il debito è cresciuto dai livelli pre-crisi meno di quanto sia cresciuto in media in tutti i paesi avanzati, il problema di Roma rimane il debito", dice Cottarelli in un'intervista telefonica a Reuters.

"Per l'Italia il target di lungo periodo è il 60% del Pil, il parametro di Maastricht. Puntare a mettersi in linea con la media, quando la media [del debito dei paesi avanzati] arriva al 100%, non può essere sufficiente", aggiunge.

Il Fiscal Monitor indica che a fine 2011 il livello medio del debito/pil salirà intorno a 102% nei paesi avanzati da circa 73% del 2007. Nei G20 avanzati la media sarà addirittura pari a 108,7% l'anno prossimo. L'Italia dovrebbe chiudere il 2011 con un debito a un soffio da 120%.

Se il Fiscal Monitor giudica "adeguati" i passi fatti finora dai paesi avanzati nel ritiro dello stimolo fiscale, parlando dell'Italia e dei paesi della zona euro Cottarelli dice che è necessaria le definizione di un "piano chiaro di come arrivare al 60% del Pil nel lungo periodo". E sottolinea che "il fatto che il parametro del 60% diventi più rilevante [nella riforma del Patto di stabilità] è importante".

CON DEBITO SOTTO 60% PIL, VANTAGGI SU PIL POTENZIALE

Per l'alto funzionario del Fondo monetario un calo deciso del debito avrebbe ricadute positive importanti sulla crescita, da decenni il punto debole di Roma.

"Se l'Italia portasse il debito sotto 60% del Pil la crescita potenziale annuale aumenterebbe di 0,5 punti percentuali".

Il Fondo si attende che l'Italia, archiviata la crisi, cresca quest'anno e il prossimo dell'1%. Il governo è più ottimista e scommette su 1,2% nel 2010 e 1,3% nel 2011 e sul 2% per il biennio successivo.

Nel Fiscal Monitor pubblicato ieri l'Fmi, riprendendo le stime del World economic outlook del mese scorso, stima inoltre che il debito/pil italiano passi dal 118,4% di fine 2010 al 119,7% del 2011 prima di ripiegare a 118,8% nel 2015.

Su come arrivare al 60%, il Fiscal Monitor, rapporto zeppo di dati sulle finanze pubbliche dei paesi G20 e oltre, traccia un possibile percorso di risanamento nell'arco dei prossimi 20 anni.

L'obiettivo di Maastricht sarebbe centrato se Roma portasse il saldo primario - entrate e spese pubbliche al netto degli interessi sul debito - aggiustato per il ciclo economico dallo 0,7% atteso a fine 2010 al 4,5% del Pil entro il 2020 e mantenendolo costante a questo livello fino al 2030.

Il saldo primario, però, ha preso una china discendente negli anni della crisi, finendo in negativo in termini grezzi e poco sopra lo zero in termini aggiustati per il ciclo. L'ultimo anno in cui questo saldo di finanza pubblica è stato superiore al 4% è stato il 2000.

"Per Italia non è una cosa impossibile", dice Cottarelli. "Ma richiede un cambiamento rispetto alle politiche degli ultimi decenni".

"Credo che sia fattibile per l'Italia fare questi risultati di surplus primario, ma è importante anche riformare i mercati dei beni e del lavoro e procedere con la riforma del settore pubblico se si vuole aumentare il tasso di crescita. Una crescita maggiore faciliterebbe l'aggiustamento fiscale". Il messaggio del Fiscal Montor per l'Italia e per gli altri paesi analizzati dal Fondo è infatti che, se il primo passo intrapreso da numerosi paesi verso l'uscita dalle misure di stimolo fiscale è un segnale positivo, quelli che devono seguire sono la definizione di una strategia fiscale di medio lungo termine e la messa a punto di riforme strutturali che aiutino a consolidare le finanze pubbliche senza affossare la crescita.

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