29 ottobre 2010 / 11:25 / 7 anni fa

PUNTO 2 - Esiste rischio di guerra valutaria - Saccomanni

(Aggiunge dettagli, commento Padoan su cambi)

* Cambi devono aiutare politiche riequilibrio

* Stabilità prezzi non basta, può convivere con bolle asset

* Più attenzione banche centrali a stabilità finanziaria

* Per Padoan (Ocse) squilibri valute legati massa liquidità

VENEZIA, 29 ottobre (Reuters) - Per il direttore generale di Banca d‘Italia, Fabrizio Saccomanni, il rischio di guerra valutaria esiste e “c’è molto lavoro da fare” in ambito G20 per riequilibrare le politiche interne e a livello internazionale facendo però in modo che i tassi di cambio sostengano, non ostacolino, questo processo di riequilibrio.

“Il G20 deve assicurarsi che i tassi di cambio si muovano nella giusta direzione, ma bisogna per questo agire prima sul fronte delle politiche, senza lasciare che siano i cambi a dettare quello che dovrà avvenire”, ha detto Saccomanni nel corso del suo intervento a un covegno organizzato dal Club degli Investitori di Lungo Termine.

Nell‘incontro della scorsa settimana i ministri finanziari del Gruppo dei Venti si sono accordati per evitare svalutazioni competitive, senza raggiungere un‘intesa sulla proposta statunitense di fissare tetti numerici ai saldi delle partite correnti, una misura che avrebbe potuto spingere i paesi in forte avanzo corrente, come la Cina, a rivalutare la propria divisa.

La soluzione all‘attuale situazione - in cui alcune divise sono tenute artificialmente basse da sistemi di cambio pilotati - per Saccomanni non sarebbe in un sistema generalizzato di tassi di cambio flessibili perché, ”nell‘attuale contesto di squilibrio, lasciati fluttuare liberamente, i cambi si presterebbero al rischio di ‘overshooting’ e di “speculazioni destabilizzanti”.

Non bisogna dimenticare, ha sottolineato il direttore generale della Banca d‘Italia, che i cambi sono diventati asset finanziari e quindi non ci si può aspettare, come in passato, che si muovano per correggere gli squilibri macroeconomici in essere.

Da parte loro le banche centrali dovrebbero porre più attenzione al rapporto tra stabilità dei prezzi e stabilità finanziaria perché la prima non è più condizione sufficiente in un‘ottica di lungo periodo, secondo Saccomanni.

La globalizzazione, ha spiegato, ha aiutato la stabilità dei prezzi grazie alle merci prodotte a basso costo in alcune aree del mondo “e questo ha tranquillizzato le autorità monetarie”.

Allo stesso tempo però, “la globalizzazione, con la crescita della ricchezza finanziaria, anche per effetto degli squilibri globali, ha creato una massa di capitali che possono creare bolle”.

In un quadro del genere “assicurare la stabilità dei prezzi è una condizione necessaria ma non sufficiente”, ha aggiunto.

“Si è visto che si può avere la stabilità dei prezzi e allo stesso tempo bolle sugli asset, crescita eccessiva del credito, periodi di ‘boom and bust’ ... mentre si continueano ad avere bassi tassi interni di inflazione”.

In assenza di interventi si corrono dei rischi nel breve periodo, in primis quello del protezionismo e anche quello di guerra valutaria.

“C’è il rischio, evidenziato dai media di recente ma anche da autorevoli osservatori, di una guerra delle valute”, ha sottolineato Saccomanni.

Interpellato a margine dei lavori sullo spettro di guerra valutaria, il capo economista dell‘Ocse Pier Carlo Padoan, ha sottolineato come il casus belli vada individuato “nell‘enorme quantità di liquidità che sta cercando dei rendimenti”.

“La liquidità nelle economie avanzate rende zero”, ha spiegato l‘economista Ocse, “i soldi vanno dove c’è profitto” e questo spiega l‘apprezzamento delle valute di alcuni paesi e la discesa di quelle di altri.

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