SCHEDA - Fisco, parte confronto su riforma, tutti i nodi

giovedì 21 ottobre 2010 13:47
 

 21 ottobre (Reuters) - Priorità alle famiglie, ma niente
aumento delle tasse su patrimoni e rendite finanziarie.
 Il governo ha avviato ieri il confronto con le parti sociali
sulla riforma fiscale, ultimo dei 5 punti sui quali il
presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha ottenuto la
fiducia delle Camere.
 A giorni l'esecutivo convocherà nuovamente le parti sociali
per continuare il dibattito.
 Ecco i nodi principali del confronto.
 
 TEMPI NON BREVI, RIFORMA PASSA PER DELEGA
 La riforma fiscale passerà attraverso tre fasi: la raccolta
e l'analisi dei dati; la presentazione di una legge delega in
Parlamento; una serie organica e progressiva di decreti
delegati.
 I tempi non sono quindi brevi. Prima di approvare la
richiesta di delega in Consiglio dei ministri, il governo
intende varare il piano per la sicurezza e l'immigrazione, la
riforma della giustizia e il piano per il rilancio del
Mezzogiorno.
 Anche dopo il via libera alla delega da parte del
Parlamento, bisognerà aspettare i decreti delegati perché la
riforma prenda corpo. Insomma, la gestazione occuperà buona
parte di ciò che resta della legislatura.
 
 LA RIFORMA RIDURRÀ LA PRESSIONE FISCALE?
 Ieri sera né Berlusconi né il ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti, hanno detto esplicitamente che la delega porterà alla
riduzione del carico fiscale. E già in passato il governo aveva
puntualizzato che rivedere la struttura del prelievo tributario
italiano non coincide necessariamente con una riduzione delle
tasse.
 
 LA RIFORMA PASSERÀ PER IL QUOZIENTE FAMILIARE?
 Tremonti ha detto esplicitamente che la priorità è "la
tutela delle famiglie". E il governo si è spesso dichiarato
favorevole all'introduzione del cosiddetto quoziente familiare.
 Più volte evocato (sta particolarmente a cuore all'Udc), il
quoziente familiare consiste nel dividere il reddito complessivo
dei genitori per il numero dei componenti, figli compresi.
L'aliquota fiscale viene dunque applicata al reddito risultante
da questo rapporto e non, come avviene oggi, al reddito dei
singoli contribuenti.
 Introdurre il quoziente familiare tout court costerebbe alle
casse dell'erario tra i 10 e i 12 miliardi di euro, secondo
l'esperto fiscale del Pdl Maurizio Leo.
 Il quoziente riconosce uno sconto fiscale maggiore alle
famiglie con un solo reddito, dove tradizionalmente è l'uomo a
lavorare. Secondo alcuni commentatori, come l'economista Alberto
Alesina, questo meccanismo disincentiverebbe l'occupazione
femminile. E in Italia oggi risulta occupata una donna su due.
 
 DALLE PERSONE ALLE COSE
 La riforma farà riferimento al vecchio libro bianco del
1994. Ha detto ieri Berlusconi: "Era quello uno schema di
riforma mirato a spostare l'asse del sistema fiscale dal
complesso al semplice, dal centro alla periferia e dalle persone
alle cose".
 E proprio l'ultimo punto solleva interrogativi. Spostare il
gettito fiscale dalle persone alle cose - favorevole la Cisl -
significa ridurre le tasse sui redditi e aumentare il
finanziamento sull'Iva. Potenzialmente la manovra rischia di
avere un forte effetto "regressivo", poiché il 70% dell'Iva,
stando ai dati del Dipartimento delle finanze, grava sui beni di
consumo e di prima necessità.
 Se il governo procederà su questa strada dovrà quindi
rimodulare la base imponibile dell'Iva, le sue aliquote e le
varie forme di esenzione dall'imposta.
 LA GIUGLA DEI 242 SCONTI FISCALI
 Riformare il sistema tributario significherà disboscare le
242 diverse forme di agevolazione oggi esistenti che privano lo
Stato di un gettito pari a 142 miliardi circa.
 L'elenco stilato dai tecnici del Tesoro è molto lungo e
contiene anche voci pesanti, che valgono decine di miliardi.
 A titolo esemplificativo, le tabelle del Tesoro citano gli
sconti riconosciuti sui mutui per l'acquisto della prima casa
(1,5 miliardi l'anno) e la deduzione forfettaria per i canoni di
locazione (poco più di 1 miliardo).
 Le detrazioni sui familiari a carico valgono oltre 12
miliardi l'anno, quelle sulle spese mediche 2,4 miliardi. Uno
dei capitoli più pesanti riguarda le detrazioni sui redditi da
lavoro dipendente, che pesano 42,9 miliardi.
 Nel complesso, solo le agevolazioni riconosciute per la
famiglia valgono oltre 18 miliardi. I benefici al no profit
valgono 102,48 miliardi di minori introiti, quasi 8 miliardi le
agevolazioni al reddito d'impresa.
 
 GOVERNO REFRATTARIO A TASSARE I PATRIMONI
 Resta quindi vago il capitolo delle coperture. Tremonti però
ha voluto sottolineare che il governo non vuole aumentare le
tasse sui patrimoni e sulle rendite finanziarie.
 "Tassare i Bot non è la cosa più razionale", ha detto ieri
il ministro, pur dichiarandosi "aperto a qualsiasi discussione".
 Di sicuro la riforma fiscale non potrà poggiare in buona
parte sulla lotta all'evasione fiscale. Il ministro tiene a
precisare infatti che "il recupero dell'evasione fiscale prima
va realmente fatto, poi utilizzato; non l'opposto".