8 ottobre 2010 / 06:40 / 7 anni fa

Cina, Moody's mette sotto osservazione rating per upgrade

PECHINO, 8 ottobre (Reuters) - Moody’s ha messo sotto osservazione il rating cinese, per un possibile upgrade.

L‘attuale rating cinese è ad A1. Secondo l‘agenzia l‘eventule promozione si giustifica con la performance dell‘economia cinese, la prospettiva di forte crescita nel medio termine e la convinzione che Pechino possa gestire tranquillamente i rischi derivanti dal recente boom del credito bancario.

Moody‘s, che ha una visione positiva della Cina dal novembre 2009, deciderà entro tre mesi se alzare il rating.

“I rapporti dello scorso anno dimostrano che la risposta politica della Cina alla crisi del 2008 è stata efficace,” ha detto Tom Byrne, senior vice president di Moody‘s, in un comunicato.

Le banche di proprietà statale della Cina hanno prestato 9.600 miliardi di yuan (1.400 miliardi dollari) l‘anno scorso, circa il 30% del Pil, per completare un pacchetto di stimolo fiscale da 4.000 miliardi di yuan presentato nel novembre 2008 per aiutare la Cina a superare la crisi finanziaria globale.

I critici hanno espresso timori che molti di questi prestiti, in particolare quelli effettuati verso i governi locali, diventeranno difficili da esigere, caricando le banche di perdite pesanti ed eventualmente richiedere al governo centrale di organizzare un piano di salvataggio.

Ma Moody’s ha detto che le maggiori banche cinesi non sono state materialmente danneggiate dalla crisi mondiale e saranno in grado di assorbire la maggior parte delle eventuali perdite su crediti stessi - sia da capitale o da guadagni futuri.

“Pertanto, le banche principali nel sistema non dovrebbero costituire un rischio considerevole per passività per il bilancio del governo” ha detto l‘agenzia di rating.

D‘altra parte il bilancio dello stato è robusto. Con un debito pubblico che dovrebbe restare al di sotto del 20% del Pil, Pechino sarà in grado di finanziare il suo deficit facilmente ed a basso costo, dice Moody‘s.

Cosa c’è di più, la Cina ha una posizione eccezionalmente forte esterna che ha notevolmente abbassato la sua vulnerabilità verso la volatilità globale dei mercati finanziari, la minaccia di inversioni di flusso di capitali e gli spostamenti improvvisi di fiducia del mercato.

Inoltre -- continua Moodys’ -- il debito estero della Cina è trascurabile.

“Con il capitale finanziario circolante netto internazionale pari a circa il 50% del Pil - sostenuto da quasi 2.500 miliardi dollari in partecipazioni ufficiali in valuta estera - solo una manciata di economie industriali avanzate ad altorating, come Norvegia, Svizzera, Giappone, Hong Kong e Singapore, hanno una posizione più forte di investimento internazionale della Cina” ha detto Moodys.

Come tale, la Cina è stata in grado di resistere alle pressioni che hanno danneggiato i fondamenti di credito dei paesi più esposti, non solo durante il recente tracollo globale, ma anche durante la crisi finanziaria asiatica del 1997-1998.

Moody’s ha individuato rischi esterni come la più grande minaccia per la Cina.

Una nuova caduta economica negli Stati Uniti e in Europa potrebbe colpire le esportazioni cinesi, che rimangono un importante motore di crescita, mentre frizioni commerciali con gli Stati Uniti per il valore dello yuan CNY=CFXS potrebbero aumentare. “Un grave deterioramento nelle relazioni commerciali bilaterali tra Cina e Usa avrebbe anche effetti negativi sulla tenue ripresa economica mondiale, elevando il rischio di una recessione globale double-dip” ha detto Moody’s ha detto.

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