Crisi, ridurre spese per salvare lo Stato sociale - Tremonti

venerdì 23 luglio 2010 17:32
 

ORVIETO, 23 luglio (Reuters) - I Paesi europei non possono più finanziarsi illimitatamente a debito e se vogliono conservare lo Stato sociale devono ridurre le spese pubbliche per mantenere solo i servizi essenziali.

Intervenendo alla convention del Pdl organizzata dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti traccia un quadro delle possibili scelte che l'Europa è chiamata a prendere di fronte alla crisi economica.

"Se è vero che l'Unione europea produce più debito che ricchezza deve cominciare a riflettere sulla sua struttura politica e sociale. Deve crescere la consapevolezza sul fatto che abbiamo tutti questa responabilità. Se vogliamo conservare lo stato sociale dobbiamo contenere le strutture finanziarie", ha detto Tremonti.

"Non possiamo distruggere lo Stato sociale nella follia dell'illimitata finanziabilità degli Stati, dobbiamo conservare tutto ciò che è possibile conservare", ha aggiunto.

Per Tremonti non si può più pretendere che il mondo si adatti all'Europa, ma "è l'Europa che deve adattarsi al mondo".

"Credo che come Europa dobbiamo adattarci rispetto all'esterno. E credo che i cambiamenti in atto, accelerati dalla crisi, siano cambiamenti ad alta intensità politica. Certamente l'Europa sta assumendo una configurazione più politica".

"Dobbiamo cominciare a pensare a una riduzione o a un cambiamento dei nostri paradigmi. Siamo vissuti secondo criteri tendenti alla perfezione. Facciamo in Italia 4 km di leggi all'anno, dobbiamo pensare a una struttura giuridica diversa, non possiamo correre con una zavorra, con un sacco sulle spalle riempito con le pietre che ci abbiamo messo dentro", ha continuato Tremonti.

Nella visione del ministro "il bene comune" non deve essere realizzato solo dallo Stato, ma anche "da qualcosa di altro rispetto allo Stato: la persona, la famiglia, i corpi intermedi, tutto ciò che si integra nella visione comunitaria".

Nella logica comunitaria si inserisce anche l'attuazione in Italia del federalismo fiscale, perché secondo Tremonti "tutto risponde a specie di poliarchia: c'è una devoluzione di poteri alla sede europea, c'è una cessione di poteri verso il basso con il federalismo.

"Il federalismo fiscale o è una scelta comune o è un errore. Noi pensiamo che sia la via giusta perché è una riforma costituzionale reale", conclude Tremonti.