20 luglio 2010 / 10:39 / tra 7 anni

Cina, probabile calo export per diminuzione domanda paesi Ue

PECHINO, 20 luglio (Reuters) - La Cina nutre forti dubbi sul futuro dell‘export, soprattutto a causa della correzione fiscale a cui sono obbligati i governi europei, che rischia di abbattere la domanda europea per i prodotti cinesi.

Definendo il quadro del commercio “ancora complicato e grigio”, il ministero del Commercio di Pechino ha fatto sapere oggi di vedere una seconda metà del 2010 al rallentatore dopo la forte crescita del primo semestre.

“La crisi del debito sovrano ha spinto molti paesi Ue verso l‘austerità fiscale a scapito di una politica espansiva, cosa che limiterà consumi e investimenti nell‘Unione”, ha detto il portavoce del ministero Yao Jian durante una conferenza stampa.

EUROPA ED EMERGENTI, TEMPO DI SOBRIETA’

Spagna, Italia, Germania e Gran Bretagna sono fra i paesi Ue impegnati a tagliare il deficit dopo la crisi greca di aprile. Ma anche Brasile, India e altre economie emergenti hanno iniziato a chiudere i rubinetti della politica economica, ragione per cui “lo spazio per una crescita ulteriore dell‘export cinese è limitata”, ha detto Yao.

Il ministero è dunque intenzionato a confermare le politiche di sostenegno alla domanda estera per il made in China, compresa quella degli sgravi fiscali sull‘export.

Le esportazioni di Pechino a giugno superano le previsioni a +43,9% su base annua, dopo il +48,5% di maggio. Ma anche le importazioni hanno avuto un boom, così che la bilancia commerciale ha a malapena contribuito alla crescita nella prima metà dell‘anno, dice il National Bureau of Statistics.

Le vendite verso l‘estero nel secondo semestre sono viste rallentare bruscamente al +16,3%, con un dato finale 2010 del +24,5%, ha detto lo State Information Centre, un think tank governativo di primaria importanza, in una nota diffusa ieri.

UN CORO DI DUBBIOSI

Wang Jun, ricercatore del China Center for International Economic Exchange, organo della Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, concorda sulle inevitabili ricadute della crisi dell‘Unione europea.

“Penso che la crescita dell‘export cinese registrerà un forte rallentamento, soprattutto nel quarto trimestre. E’ probabile che proceda a cifra singola entro la fine dell‘anno”, ha detto a un convegno.

Strenuo paladino dell‘export nazionale, il ministero del Commercio ha la tendenza a sottolineare le difficoltà in arrivo, piuttosto che mettere in evidenza che Pechino ha fortemente ampliato la propria fetta del commercio globale durante la crisi economica.

A dargli man forte in tal senso è il ministero dell‘Industria e dell‘Information Technology, preoccupato per le fragili fondamenta della ripresa economica globale. “Anche se l‘economia va nel verso giusto, ci sono grosse difficoltà e problemi”, dice il portavoce del ministero Zhu Hongren nel corso di una conferenza stampa.

Molti piccoli esportatori affrontano crisi di liquidità, i salari crescono di oltre il 20% nei poli industrali dello Yangtze e del Fiume delle Perle. Anche la crescita della produzione industriale rallenterà nel 2010, rispetto a un 2009 che offre termini di paragone impegnativi, aggiunge il ministero.

RALLENTARE PER CRESCERE MEGLIO

Ma Zhu offre un motivo di ottimismo, affermando che la “moderazione” darà modo al paese di trovare un più corretto equilibrio economico e gettare le basi per la crescita sostenibile. “Il rallentamento non è solo appropriato, ma aiuterà a facilitare l‘aggiustamento nella struttura industriale e nel modello di crescita economica cinese”, ha detto.

Pechino lavora per eliminare progressivamente impianti obsoleti e ad alto consumo per centrare gli obiettivi energetici del 2010. La Cina ha ormai superato gli Stati Uniti come primo consumatore di energia al mondo, secondo la International Energy Agency, dato che le autorità pechinesi però contestano.

E il rallentamento non impedità comunque alla produzione industriale per l‘anno di superare quell‘11% che era indicato come l‘obiettivo all‘inizio dell‘anno, secondo lo stesso ministero dell‘Industria.

I colleghi del Commercio sono infine ottimisti sulla spesa interna per consumi, che dovrebbe restare tonica nel 2010 grazie all‘aumento del reddito disponibile e alle politiche pubbliche che stimolano la domanda.

“Dati i segnali di rallentamento, crediamo che il governo possa aprire una discussione su eventuali correzioni di policy”, scrivono Ha Jiming e Xing Ziqiang, economisti di China International Capital Corp, in una nota. Il governo, dicono, potrebbe accelerare sui progetti di investimento, allentare i vincoli su mercato immobiliare e liquidità e rimandare ogni aumento di tassi e riserve obbligatorie per le banche.

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