Manovra, Pd denuncia emendamento per stop processo Fininvest-Cir

giovedì 8 luglio 2010 15:50
 

ROMA, 8 luglio (Reuters) - L'emendamento presentato in manovra che punta ad accelerare i procedimenti civili può bloccare per nove mesi il processo di appello Fininvest-Cir.

Lo sostiene la capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera Donatella Ferranti.

"È un dato oggettivo, con un provvedimento per eliminare gli arretrati si creano i presupposti per la sospensione di procedimenti di appello come il famoso lodo Mondadori (MOED.MI: Quotazione). La norma è certamente utilizzabile da Fininvest", ha detto la deputata del Pd interpellata telefonicamente da Reuters.

L'emendamento, l'unico finora presentato dal governo, al comma 18 recita testualmente: "Nei procedimenti civili contenziosi aventi ad oggetto diritti disponibili che, alla data di entrata in vigore della presente legge, pendono dinanzi alla Corte d'Appello, il giudice, su istanza di parte, anche con decreto pronunziato fuori udienza, rinvia il processo per un periodo di sei mesi per l'espletamento del procedimento di mediazione".

"Le istanze previste dal presente comma devono essere proposte, a pena di decadenza, entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge", continua l'emendamento.

La Ferranti, nel criticare la norma, sottolinea l'apparente incongruenza tra l'esigenza di ridurre i processi pendenti e il rallentamento dei procedimenti in appello.

"Tutto è apparentemente improntato alla logica 'riduzione contenzioso' e invece al comma 18 il giudice, su istanza di una sola parte, può sospendere i processi per 6 mesi più i 3 per la presentazione dell'istanza. La finalità non è istituzionale ma forse è quella di fornire opportunità ulteriori per rallentare alcune specifiche cause civili pendenti", dice la deputata.

Il 3 ottobre scorso il Tribunale di Milano ha condannato in primo grado la Fininvest della famiglia Berlusconi a pagare quasi 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti come risarcimento danni per la corruzione giudiziaria nel cosiddetto lodo Mondadori.

La decisione faceva seguito a una sentenza definitiva che aveva riconosciuto che Vittorio Metta - uno dei tre giudici della Corte d'Appello di Roma che nel 1991 avevano assegnato la Mondadori a Fininvest ribaltando un lodo arbitrale dell'anno precedente - era stato corrotto.

Il pagamento dei 750 milioni è stato sospeso fino alla fine dell'appello a fronte di una fideiussione bancaria da 806 milioni di euro.