G20, sostenere crescita, attenti a deficit, aumenta peso Cina

lunedì 28 giugno 2010 07:31
 

TORONTO, 28 giugno (Reuters) - Il comunicato finale dice che bisogna sostenere lo sviluppo risanando i conti e anche che si poteva fare di più. Il G20 dà quindi ragione a tutti, evitando le questioni spinose. Neppure l'apprezzamento alla Cina per la rivalutazione dello yuan, fatto unanimemente da 19 Paesi, viene inserito nel comunicato finale per la semplice ragione che Pechino è rimasta coerente con la sua posizione secondo la quale del cambio di singole monete non si doveva parlare nella dichiarazione congiunta.

Ancora una volta dunque un importante consesso mondiale è terminato come era iniziato, senza segnare significativi passi in avanti. La notizia più rilevante, anche questa a dire il vero attesa, è il riequilibrio fra G20 e G8 in favore del primo.

Anzi, nel corso dell'incontro di Huntsville fra le 8 economie mondiali più sviluppate, si sono difese le ragioni di questa formula:"una decisione unanime di continuare con questo formato a Nizza nel giugno del prossimo anno", ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Ma l'appuntamento ha mostrato le divisioni profonde proprio nel nucleo del G8 su tutti i principali temi in discussione: insistere più sul contenimento dei conti (come vuole la Germania rigorista di Angela Merkel) o puntare sul sostegno della crescita e dei consumi (come vuole l'America di Barack Obama al pari della Cina), tassare le banche (imposizione avversata da Canada, Giappone, Canada e Italia) o le transazioni finanziarie.

Il comunicato finale recita platonicamente che "risulta cruciale dare vigore alla ripresa. Per sostenere tale ripresa, dobbiamo continuare a mettere in atto i piani di stimolo esistenti, adoperandoci al contempo per creare le condizioni per una vigorosa domanda privata".

Il presidente cinese Hu Jintao, vero protagonista dell'incontro canadese, ha così sintetizzato: "Con lo sforzo comune del G20 e della comunità internazionale, l'economia mondiale si va gradualmente riprendendo, ma le fondamenta della ripresa ancora non sono solide, il processo non è bilanciato e vi sono ancora molte incertezze. Il rischio dei debiti sovrani in alcuni Paesi va aumentando. Tutto questo evidenzia che l'impatto profondo della crisi finanziaria non è stato ancora superato, e che i rischi sistemici e strutturali dell'economia mondiale restano. Dobbiamo agire con cautela su tempi, passi e forza prima di abbandonare politiche di stimolo economico".

La Merkel invece si consola dicendo che "non si aspettava" di riuscire a far dire al comunicato finale che bisogna "dimezzare i disavanzi entro il 2013 e stabilizzare o ridurre, entro il 2016, il rapporto debito-Pil". La visione cinese sembra più comprensiva di tutti i fattori, tanto che anche il comunicato finale riconosce che "siamo giunti alla conclusione che possiamo fare molto di più".

Sulle banche e le istituzioni finanziarie non si fa menzione di nuove regole di vigilanza, così come avrebbe voluto il Financial stability board. Si tratta solo di un rinvio e non di un annacquamento come qualcuno aveva temuto. E Mario Draghi ha potuto comunque difendere i risultati del lavoro dell'organismo da lui presieduto.

Persino i black block si sono presentati al vertice canadese prevedibili e scontati in un confronto tra proteste e controlli che ha avuto dell'incredibile tanto da arrivare ad assistere allo svolgimento di una partita di calcio locale (Toronto-La) al limite di una zona rossa quanto mai approssimativa, sabato sera con decine di migliaia di tifosi presenti a due passi dalla sede del summit.

Il cardinale di Stato vaticano Tarciso Bertone ha potuto commentare che "il G8 non ha dato i frutti sperati", che nel linguaggio curiale sta per incredibile fallimento: una sintesi sicuramente coerente con quanto si è visto. L'unica notizia, che ha scaldato gli animi anche a Toronto, è stata il 4 a 1 della Germania sull'Inghilterra.