15 giugno 2010 / 17:23 / 7 anni fa

SINTESI-Italia preme su Ue per debito aggregato,apertura da Rehn

(aggrega più pezzi e aggiunge dichiarazioni di una fonte diplomatica Ue)

STRASBURGO, 15 giugno (Reuters) - Nella complessa trattativa diplomatica riguardo alla viglianza europea sui conti pubblici, l‘Italia alza la voce e chiede di nuovo che la maggiore attenzione per il debito ricada sul debito aggregato e non solo su quello pubblico.

Aumentare il livello di sorveglianza per il debito pubblico senza ampliarne la definizione potrebbe essere un terreno scivoloso per Roma che chiuderà il 2010 con un quoziente debito/pil pari a 118,4%. Se Maastricht fosse attuata alla lettera tutti i paesi con debito sopra 60% del Pil dovrebbero essere sotto procedura.

“L‘Italia ha presentato una sua nota di revisione delle conclusioni del vertice [europeo di giovedì 17] nel quale dice sostanzialmente che si dovrebbe elaborare un parametro integrato per il calcolo del debito che sia il più possibile rappresentativo della reale sostenibilità del debito”, riferisce oggi una fonte diplomatica Ue dopo il richiamo giunto ieri pubblicamente dal ministro degli Esteri Franco Frattini.

“Si potrebbero considerare, oltre al debito pubblico, il debito privato, la relazione tra debito pubblico e debito privato, eventuali debiti occulti dovuti al sistema pensionistico e la stabilità finanziaria di un paese in particolare in relazione alle sue banche”, spiega la fonte.

Una fonte governativa italiana stamane aveva detto: “All‘Italia interessa introdurre il concetto di sostenibilità del debito e uno dei parametri di sostenibilità è avere un forte risparmio privato”. “Se i tassi salgono, l‘Italia può contare su un cospicuo parco di sottoscrittori domestici” per i propri titoli di Stato.

PER REHN BISOGNA TROVARE PARAMETRI SIGNIFICATIVI

Oggi il commissario Ue Olli Rehn ha confermato che a Bruxelles si lavora per sviluppare criteri per la vigilanza sui conti pubblici che siano significativi e ha mostrato un‘apertura sulla posizione italiana.

A chi gli chiedeva un commento al suggerimento italiano di considerare al posto del debito pubblico il debito aggregato - che comprende anche l‘indebitamento delle famiglie, del sistema finanziario e delle imprese - Rehn ha spiegato questo pomeriggio in conferenza stampa di essere “pienamente consapevole di queste preoccupazioni sollevate dall‘Italia”.

“Ritengo che dobbiamo sviluppare un criterio sul debito che sia significativo. E’ ancora un lavoro in corso ma presto faremo proposte concrete su molti elementi incluso il criterio di calcolo del debito”.

Rehn ha poi aggiunto: “Presto presenterò delle proposte concrete in modo tale che entro l‘inizio del prossimo anno nuove misure entrino in vigore”.

Sollecitato a chiarire la sua posizione in merito all‘idea di un debito aggregato, il commissario ha dichiarato: “La mia opinione si sta evolvendo ma ritornerò sul punto nel giro di qualche settimana quando avremo importanti sviluppi su questo argomento”.

Una settimana fa il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti aveva indicato tra le grandezze da considerare insieme al debito pubblico “risparmio privato, riserve e passività implicite sulle pensioni” e aveva anche sottolineato come la posizione dell‘Italia non fosse isolata.

Sul Patto di stabilità “andiamo verso un testo estremamente equilibrato, non solo sul debito. Anche altri paesi hanno questa visione”, aveva detto ancora il ministro.

Il ministro degli Esteri Franco Frattini ieri ha detto a Lussemburgo che l‘Italia “è pronta a negare il consenso” alle conclusioni del vertice se non ci sarà un riferimento al debito aggregato, cioè pubblico e privato insieme. La posizione diplomatica sembra un po’ più sfumata.

La strada per arrivare a una definizione tecnica della riforma della sorveglianza europea sui conti pubblici è, però, ancora lunga e non è detto che l‘Italia sarà chiamata a utilizzare tutte le sue armi negoziali già al summit di giovedì prossimo.

In base a dati Istat, nella media del periodo 2000-2008 il debito delle famiglie e delle società non finanziarie in rapporto al Pil è di oltre trenta punti percentuali inferiore alla mediana dei principali paesi dell‘Uem. Nell‘ultimo rapporto annuale dell‘istituto si legge inoltre che la ricchezza finanziaria netta delle famiglie italiane è pari a circa il doppio del Pil.

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