9 giugno 2010 / 12:13 / tra 7 anni

Italiani riflettono più su acquisto auto che su schemi pensione

* Il tempo medio per scegliere la macchina è di un mese

contro una settimana per un investimento finanziario

* Meno di una famiglia su tre conosce le caratteristiche

principali della previdenza integrativa

* Tesoro teme che italiani non siano preparati alle scelte

di investimento che impone il nuovo Welfare

di Giselda Vagnoni

ROMA, 9 giugno (Reuters) - Gli italiani impiegano quattro volte più tempo per scegliere l‘automobile che un prodotto finanziario in cui investire i risparmi e meno di una famiglia su tre conosce le caratteristiche principali dei prodotti di previdenza integrativa.

La prospettiva allarmante è che le nuove generazioni - dopo le ultime riforme pensionistiche ormai sprovviste di una copertura pubblica quasi totale - arrivino alla vecchiaia senza aver programmato e realizzato un‘adeguata integrazione al loro reddito.

E’ il quadro emerso nel convegno organizzato a palazzo Koch dalla Banca d‘Italia e dall‘Ocse sul tema dell‘educazione finanziaria e al quale sono intervenuti il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli e il vice direttore generale della Banca d‘Italia Ignazio Visco.

“Noi temiamo che i nostri cittadini non siano del tutto pronti a fare queste scelte di investimento [necessarie per godere, al momento del pensionamento, di una integrazione alla pensione pubblica] scelte che, oltre ad essere avvedute, devono anche essere prese per tempo”, ha detto durante il convegno che si sta svolgendo in lingua inglese, il braccio destro del ministro dell‘Economia Giulio Tremonti.

Secondo dati Ocse citati da Grilli, “si impiega quattro volte in più di tempo per comprare un‘auto che un tipico prodotto finanziario: un mese contro una settimana”.

L‘Italia, ha ricordato il direttore generale del Tesoro, si trova in una fase di transizione tra un sistema previdenziale in cui la pensione copriva quasi interamente il reddito del pensionato ad uno - che riguarda le nuove generazioni - in cui “si riceverà una percentuale molto bassa del proprio reddito”.

”Bisogna imparare a programmare con largo anticipo le forme di integrazione. Non si può arrivare al momento della pensione e dire: ‘Oh me ne sono dimenticato!'.

LIVELLO DI EDUCAZIONE FINANZIARIA ANCORA BASSO

L‘Italia è il secondo paese più anziano d‘Europa dopo la Germania e l‘Istat stima che nell‘arco dei prossimi 40 anni un residente su tre avrà più di 64 anni. Il debito ha raggiunto lo scorso anno il 115,8% del Pil, livello più alto nell‘Ue.

“A causa dell‘andamento demografico e dei vincoli stringenti sui conti pubblici, il nostro welfare e quello dei nostri figli dipenderanno sempre di più dalle scelte prese a livello individuale”, ha detto Visco, membro del direttorio della Banca d‘Italia che con Consob, Isvap, Covip, e Antitrust lavora a un portale unico per l‘educazione finanziaria.

All‘importanza crescente delle scelte di investimento, però, non corrisponde al momento adeguata consapevolezza.

Visco ha avvertito che “in Italia i livelli di financial literacy appaiono ancora bassi” e ha elencato i dati emersi da uno studio della Banca d‘Italia secondo i quali un terzo della popolazione non è in grado di leggere una informativa bancaria, calcolare l‘andamento del potere di acquisto, distinguere tra diversi tipi di mutuo e valutare i rischi connessi sui tassi di interesse.

Più della metà delle famiglie non capisce l‘importanza di diversificare gli investimenti e i due terzi non conoscono la differenza, in termini di rischio, tra azioni e bond.

Meno di un italiano su tre conosce le principali caratteristiche di uno schema previdenziale integrativo.

In un periodo di tassi di interesse calanti sui titoli di Stato gli italiani si stanno quindi muovendo dal tradizionale investimento in Bot a prodotti finanziari più complessi e più redditizi senza essere pienamente coscienti dei maggiori rischi che questa operazione comporta, ha detto ancora Visco.

“Un esempio lampante di questo sono stati gli investimenti massicci in bond dell‘Argentina”, che in Italia hanno riguardato oltre 180 mila risparmiatori.

La percentuale di famiglie con un basso livello di istruzione (pari o inferiore alle scuole medie) detentrice di titoli di stato è passata dal 43% del 1995 al 23% nel 2000 e al 15% nel 2004 per poi risalire al 20% nel 2008. Allo stesso tempo la quota di famiglie con un basso livello di istruzione che investe in prodotti rischiosi è passata dal 15% della metà degli anni Novanta al 32% a cavallo del 2000 e rimanendo da allora in media al 25%.

(Giselda Vagnoni, in Redazione a Roma Stefano Bernabei, RM: giselda.vagnoni.reuters.com@reuters.net - +390685224393 - rome.newsroom@reuters.com))

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below