27 aprile 2010 / 12:33 / tra 7 anni

PUNTO 2 - Pensioni, conti in ordine, riforme funzionano - Inps

(cambia titolo, aggiunge dati a quinto paragrafo)

di Francesca Piscioneri

ROMA, 27 aprile (Reuters) - Sullo stato di salute della previdenza italiana ormai, almeno in Italia, sembrano tutti d‘accordo con Giulio Tremonti - tranne la Banca d‘Italia -: le riforme sono state fatte, i conti sono in ordine e la coesione sociale è stata mantenuta.

E’ quanto emerge dalla presentazione del rapporto annuale Inps, che nel 2009 ha registrato un avanzo di 7,9 miliardi, alla quale hanno partecipato anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta - che ha osannato il lavoro del presidente Antonio Mastrapasqua -, il ministro Sacconi - che ha usato le stesse parole dell‘Inps per descrivere lo stato dei conti previdenziali - e il presidente della Camera, Gianfranco Fini.

“L‘anno che ci sta alle spalle è stato probabilmente il peggiore per la storia dell‘economia. Registrare un avanzo finanziario positivo nel bilancio dell‘Inps è più di un successo. Se poi l‘avanzo è di oltre 7 miliardi deve trasferire a tutto il paese una nuova consapevolezza e una rinnovata dose di fiducia”, si legge nella relazione che prosegue: “La consapevolezza che il sistema previdenziale del nostro paese ha i conti in ordine. Le riforme che si sono succedute negli ultimi 20 anni stanno progressivamente mettendo in sicurezza il futuro delle pensioni”.

“Depurato del peso dell‘assistenza, il bilancio previdenziale Inps pesa poco più di 11 punti percentuali su Pil. La sostenibilità è stata sostanzialmente raggiunta”, dice la relazione toccando un tema caldo che è quello della incidenza delle pensioni sul reddito nazionale.

La spesa pensionistica Inps complessiva del 2009 ammonta a 173.127 milioni di euro, con un incremento netto, rispetto al 2008, di 5.071 milioni di euro (+3%) ed un‘incidenza sul Pil dell‘11,32% dal 10,69%.

Il governatore della Banca d‘Italia, Mario Draghi, continua a sostenere che in Italia l‘età media di pensionamento vada aumentata significativamente per garantire pensioni adeguate a un numero crescente di pensionati. Secondo il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi nel 2009 l‘età media di uscita dal lavoro in Italia è stata di 61,5 anni per gli uomini e 60,5 per le donne.

DIMEZZATE LE DOMANDE PER ANZIANITA’, BOOM INVALIDITA’

Mastrapasqua ha spiegato che la riduzione delle finestre di uscita, insieme con il sistema delle quote, ha dimezzato la domanda di pensioni di anzianità nel 2009: “Mediamente sono diminuite del 4% le nuove pensioni liquidate in corso d‘anno con punte di -11,3% per il lavoratori dipendenti”.

Letta elogia “la boccata di ossigeno arrivata oggi dall‘Inps contro il catastrofismo” e rende merito a Giulio Tremonti di aver tenuto in ordine in conti pubblici “garantenendo la coesione sociale di cui l‘Inps è stato il massimo strumento”, Sacconi spiega che l‘Italia ha “compiuto riforme significative senza che ci sia stato conflitto sociale; assenza che non deve portare a sottovalutarle”. Di “perdurante coesione sociale” ha parlato anche Mastrapasqua.

L‘Inps eroga l‘80% delle prestazioni pensionistiche e poco più del 70% della spesa complessiva.

Secondo l‘ultimo Dpef la spesa pensionistica totale, che riguarda dunque l‘Inps ma anche gli altri istituti che erogano pensioni, dovrebbe essere pari al 15,5% del Pil nel 2010 per rallentare al 15,3% del Pil nel periodo che va dal 2015 al 2024, e tornare poi a crescere nel periodo 2025-39 (la famosa gobba).

Sacconi ha poi detto che “bisogna lavorare per una piena inclusione delle donne nel mercato del lavoro” ma che equiparare l‘età della pensione di vecchiaia fra uomini e donne nel settore privato [oggi 65 per gli uomini e 60 per le donne] “non è consentito nel contesto nel quale ci troviamo”. E ricorda che dal 2010 entreranno in vigore i nuovi coefficienti previsti dalla riforma Dini che nel 2020 porteranno l‘età della pensione ad adeguarsi alle aspettative di vita della popolazione.

“Nel giro dei successivi trent‘anni [dal 2015] è prevedibile che l‘uscita per vecchiaia si sposterà di circa tre anni e mezzo”, stima l‘Inps.

La bestia nera del sistema, come ha sottolineato Sacconi, rimane la spesa per le pensioni di invalidità civile che nel 2009 è cresciuta di circa il 5% a 16 miliardi di euro. Il dato è previsto in salita a 17 miliardi anche nel 2010. L‘Inps sta tuttavia cercando di aumentare i controlli.

A parlare della lentezza con la quale in Italia si sta sviluppando la previdenza complementare è stato solo Fini che ha invitato il Parlamento a interventi in questo senso a tutela delle generazioni future.

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